Sabato, 24 Giugno, 2017

Cicciolina smentisce: "Mai sesso con un cavallo" e chiede un risarcimento

Cicciolina smentisce: Cicciolina smentisce: "Mai sesso con un cavallo" e chiede un risarcimento
Bortolo Musarra | 12 Gennaio, 2017, 04:04

Ilona Staller ha chiesto a Google la rimozione del termine 'cavallo' associato alla parola chiave 'Cicciolina', il suo nome d'arte negli anni della sua attività come performer e attrice a luci rosse.

"Io sono sempre stata una pacifista, un'animalista!"

Cicciolina, al secolo Ilona Staller, sarebbe pronta a fare causa a Google: Il motivo sono delle immagini che la ritraggono intenta ad avere rapporti sessuali con un cavallo.

"Il film in questione si chiama Cicciolina Number One ed è stato realizzato negli Anni '80 con la regia e sceneggiatura di Schicchi. Un abominio. Mi sono salvata solo grazie alla mia tempra forte". È bastato questo scambio di identità per condannarmi alla dannazione virtuale eterna. In effetti basta cercare in rete il nome "Cicciolina" e vi si aprono tanti link che riportano al video. Come ci conferma il suo stesso legale Luca Di Carlo (detto il "sexy avvocato"), che tempo addietro riuscì a farle vincere un'epocale querelle giudiziaria contro il Leviatano di legali messo in campo dall'ex marito Jeff Koons: "Ilona Staller è titolare del diritto di proprietà sul famoso personaggio di "Cicciolina" e su Google l'associazione di "Cicciolina" con "cavallo" ha determinato gravissimi pregiudizi, trattandosi di un suggerimento di ricerca del tutto infondato, diffamatorio e lesivo della sua reputazione personale e professionale". Con queste parole la Staller ha mostrato tutta la sua indignazione verso l'accaduto e poi ha concluso dicendo: "C'è gente infame che specula e lucra su questa bufala per qualche migliaio di click in più".

Così l'On. Cicciolina, dopo aver fatto causa al Viminale perché voleva gli arretrati sul vitalizio, ha deciso di fare causa anche al colosso di Mountain View chiedendo la rimozione dei link che portano al filmato all'interno del motore di ricerca e, ovviamente, un risarcimento di 70 milioni di euro. È un incubo senza fine.

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