Martedì, 22 Mag, 2018

Corleone: Riina junior padrino di battesimo con la scomunica

Calogero Calderone | 05 Febbraio, 2017, 08:51

Il ritorno a Corleone di Giuseppe Salvatore Riina, detto Salvo, non ha potuto che suscitare clamore.

Della questione parla stamattina il Giornale di Sicilia in un articolo a firma di Virgilio Fagone, che narra una vicenda che arriva dopo l'inchino ai Riina effettuato durante una processione del paese nello scorso mese di luglio e per la quale la Procura della Repubblica di Termini Imerese ha aperto un'inchiesta. No comment invece da don Daniele Marangon, parroco della chiesa del Sacro Cuore dove ha svolto il rito. Per l'ecclesiastico, la scelta di consentire al figlio di Riina di fare il padrino di battesimo è stata inopportuna.

Visti i precedenti ci si chiede a questo punto come possa un mafioso avere i requisiti per fare da padrino ad un giovane nella chiesa cattolica. A dargli l'autorizzazione sarebbe stato un parroco di Padova, una sorta di "certificato di idoneità" da presentare al sacerdote che ha officiato la cerimonia, don Vincenzo Pizzitola. E soprattutto lo ha fatto con un permesso speciale del tribunale e un 'certificato di idoneità', firmato nientedimeno che da un parroco di Padova. Scarcerato sei anni fa dopo essere stato condannato per mafia e ancora sottoposto al divieto di soggiorno a Corleone, Giuseppe Salvatore Riina, è però tornato nella sua città di origine lo scorso 29 dicembre per fare da padrino al battesimo della figlia della sorella, dopo avere ottenuto il permesso del giudice. È amareggiato per i fatti di Corleone. Un padrino di battesimo, spiega, "deve essere il garante della fede, deve dare testimonianza con le sue azioni". Tuttavia il vescovo prosegue: "Ma io resto della mia idea".

Ricordiamo che Salvo Riina fra il 2000 e il 2002 tentava di riorganizzare una cosca mafiosa: "Io vengo dalla scuola di Corleone" diceva - intercettato - mentre tentava di gestire alcuni appalti, e ai suoi fedelissimi raccontava la stagione delle stragi Falcone e Borsellino decisa dal padre: "Totuccio si fumò a tutti, li scannò" (per i suoi crimini sta al 41 bis, ndr). "E non mi risulta che il giovane abbia mai espresso parole di ravvedimento per la sua condotta". Il vescovo Pennisi annuncia una visita pastorale a Corleone: "C'è bisogno di parole chiare sulla mafia, certi episodi non sono più tollerabili".

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