Venerdì, 24 Novembre, 2017

Alfano si commuove ma tira dritto: niente paura della soglia di sbarramento

Alfano si commuove ma tira dritto: niente paura della soglia di sbarramento Alfano si commuove ma tira dritto: niente paura della soglia di sbarramento
Sosteneo Paonessa | 04 Giugno, 2017, 02:45

Alla Direzione del partito di Alfano, giovedì, dunque, si consuma lo strappo nella maggioranza.

Resa di Alfano: con il Pd è finita.

Prima della riunione Sergio Pizzolante, componente della segreteria nazionale di Alternativa popolare, aveva accusato Renzi di aver fatto pressioni sugli alfaniani affinché facessero cadere il governo Gentiloni già a febbraio. Il fatto che l'ex premier avrebbe chiesto al partitino di Alfano di far cadere Gentiloni per avere in cambio una legge elettorale su misura è la dimostrazione che questo personaggio non sa cosa sia la democrazia. Dopo le schermaglie dei giorni scorsi, ieri è stato il momento della rottura ufficiale, senza ritorno. Ancora troppo presto per dire se ci sarà un'inversione di tendenza o meno, ma si dimostra quantomai vera la prudenza con la quale spesso descriviamo gli andamenti del'opinione pubblica: le variazioni sono graduali, si possono apprezzare solo nel medio periodo e non vi è quasi mai la certezza che una tendenza prosegua senza battute d'arresto. "Renzi insulta - è la contro-replica di Alfano - ma sfugge alla domanda cruciale: fa cadere anche il governo Gentiloni oppure no?". Neanche tanto, in verità, fatto sta che il rapporto politico tra i due sembra proprio finito. "Riteniamo conclusa la nostra collaborazione con il Partito democratico", ha spiegato il ministro degli Esteri nel corso di una conferenza stampa convocata al termine della direzione del partito.

Il sogno di Matteo Renzi si chiamava "Rosatellum", ma la realtà non può che essere il "tedescum". Ora l'ex delfino di Berlusconi, visto che necessita fa virtù, annuncia: "Accettiamola sfida del 5%".

L'iter della legge elettorale ha subito, oggi, un giorno di slittamento in commissione alla Camera, ma non cambia l'arrivo in aula, previsto per martedì. E non si è fatta attendere la reazione sui social network e dei partiti politici tra smentite, gaffe e prese in giro, mentre la pagina da 67mila like è diventata virale. Parole che il ministro non ha voluto commentare direttamente. Renzi, però, su un punto non transige: la legge di bilancio, chiunque la faccia, deve garantire la crescita.

Perché, nonostante nessun leader voglia suonare il gong, l'impressione è che, come sempre, l'approvazione della legge elettorale porti ad elezioni anticipate. "Questo accordo potrà finalmente restituire la parola agli italiani, consentendo agli elettori, dopo quattro governi non scelti dai cittadini, di decidere da chi vogliono essere governati". Continua Di Maio parlando con l'Ansa: "È insopportabile avere il Paese sotto ricatto di Alfano e di Renzi".

E così, la replica viene postata non dal suo profilo personale, ma da quello (appunto) di "Matteo Renzi News". "Ora si va a capo".

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