Mercoledì, 22 Novembre, 2017

Bioetica: Corte Strasburgo, il piccolo Charlie va lasciato morire

Charlie Gard "Sospendete le cure al piccolo Charlie": i genitori perdono la battaglia contro i giudici
Moreno Priola | 28 Giugno, 2017, 16:40

Charlie è affetto da una sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, malattia rara che causa un progressivo e inesorabile indebolimento muscolare. Un portavoce dell'ospedale ha espresso la vicinanza dell'istituto ai genitori e tentato di rassicurare sul fatto che le prossime decisioni sul regime di terapie del bimbo non verranno prese in fretta ma questo non può neanche lontanamente lenire il dolore dei Gard.

In tutte le sentenza però, nei tre gradi di giudizio, si sono espressi per terminare le cure tenendo conto "del considerevole margine di manovra che gli Stati hanno nella sfera dell'accesso alle cure sperimentali per malati terminali e nei casi che sollevano delicate questioni morali ed etiche". Il piccolo è infatti rimasto sempre nel Great Ormond Street Hospital, centro pediatrico di Londra, dove i medici hanno chiesto di poter staccare la spina. Ma oggi quella sentenza è arrivata: il piccolo Charlie può morire. Poi, ad aprile era arrivata la decisione di staccare la spina da parte dell'Alta Corte. Inoltre, avevano denunciato le decisioni dei tribunali britannici "come un'interferenza iniqua e sproporzionata nei loro diritti genitoriali". Intanto sui social continua la mobilitazione con l'hashtag #charliegard e sono in tanti a manifestare il loro stupore di fronte al fatto che la richiesta della interruzione della ventilazione non è partita dai genitori di Charlie, ma dai medici, i quali chiedono al giudice di pronunciarsi sulla legittimità del rifiuto di mantenere la ventilazione artificiale mentre i genitori stanno semplicemente chiedendo all'ospedale il permesso di continuare il trattamento di ventilazione artificiale. "I medici in America sostengono che non c'è motivo per cui la terapia non debba funzionare su Charlie e ogni genitore, ne siamo convinti, lotterebbe fino in fondo come stiamo facendo noi" aveva detto qualche giorno fa la madre di Charlie.

La Corte ha dato peso al fatto che esiste una legislazione, compatibile con la Convenzione europea dei diritti umani, che regola sia l'accesso ai trattamenti sperimentali che la sospensione dei trattamenti per tenere in vita qualcuno. Connie Yates e Chris Gard, i genitori del piccolo, avevano intrapreso una battaglia senza tregua per cercare di salvare il figlio, lanciando anche una raccolta fondi per sostenere le spese di trasferimento negli Usa. Per i giudici, che concordano coi medici, è accanimento terapeutico e "sottoporlo a cure sperimentali con nessuna prospettiva assodata di successo non recherebbe al piccolo alcun beneficio".

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