Venerdì, 24 Novembre, 2017

Corte Ue: No a denominazione "latte" per i prodotti vegetali

"Per la soia vietato usare la parola latte: la sentenza"anti-vegana della Corte Ue Oggi alle
Quartilla Lauricella | 15 Giugno, 2017, 01:34

"Ben venga dunque il pronunciamento della Corte di Giustizia europea che finalmente mette un punto fermo e dice basta agli inganni ai danni di produttori e consumatori".

"I prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni, come "latte", "crema di latte" o "panna", "burro", "formaggio" e "yogurt", che il diritto dell'Unione riserva ai prodotti di origine animale": lo ha stabilito la Corte di Giustizia della Ue. Il Landgericht ha chiesto alla Corte di giustizia di interpretare la normativa dell'Unione in questione. "Esiste, tuttavia, un elenco di eccezioni".

La controversia vede opposte la società TofuTown, che produce e distribuisce alimenti vegetariani e vegani con denominazioni quali "burro di tofu" e "Veggie-Cheese", e la Verband Sozialer Wettbewerb, un'associazione tedesca che si batte contro la concorrenza sleale. Così la Corte Ue ha deciso che le denominazioni lattiero-caseari "non possono essere legittimamente impiegate per designare un prodotto puramente vegetale" e che l'aggiunta di indicazioni descrittive o esplicative che indicano l'origine vegetale del prodotto in questione, come quelle utilizzate dall'azienda sotto accusa, non influisce su tale divieto. Allo stesso modo, tra le eccezioni, è ammessa esplicitamente, a certe condizioni, anche l'utilizzazione, nella denominazione inglese di un prodotto, del termine inglese 'cream' con un termine complementare, in particolare per designare bevande alcoliche o zuppe.

La Corte aggiunge, inoltre, che questa interpretazione della normativa di cui trattasi non confligge né con il principio di proporzionalità né con il principio di parità di trattamento.

Quanto al principio di parità di trattamento, la Corte constata che la TofuTown non può invocare una disparità di trattamento affermando che i produttori di alimenti vegetariani o vegani sostitutivi della carne o del pesce non sarebbero soggetti a restrizioni analoghe.

"Le nostre stalle, gli allevamenti zootecnici da latte concentrati in particolare nell'Alta Padovana rischiano di chiudere anche per le ambiguità del mercato che porta alla ribalta bevande vegetali come il latte alla soia o altri derivati che niente hanno a che fare con il vero latte e il vero formaggio". Si tratta, rilevano i giudici, di prodotti dissimili, soggetti a norme diverse.

Nella sentenza la Corte rileva che, ai fini della commercializzazione e della pubblicita', la normativa in questione riserva in linea di principio la denominazione "latte" unicamente al latte di origine animale. Un discorso che si estende anche ai derivati che non possono essere ottenuti con prodotti vegetali. Che prevede l'utilizzo di questi termini solo per gli alimenti di origine animale. "Il filone di pensiero che ritiene opportuno bandire i latticini dall'alimentazione "poggia sul China Study, un'indagine epidemiologica svolta a partire dal 1983 in Cina, i cui risultati sono stati ritenuti inattendibili dalla comunità scientifica e dall" Airc, l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro", conclude Coldiretti.

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