Giovedi, 24 Mag, 2018

Delitto di Garlasco: Cassazione conferma condanna a 16 anni per Alberto Stasi

Stasi non molla e chiede revoca condanna. Cassazione esamina ricorso Delitto di Garlasco: Cassazione conferma condanna a 16 anni per Alberto Stasi
Evandro Fare | 28 Giugno, 2017, 12:32

Stasi sta scontando la condanna a 16 anni di reclusione per l' omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007. Anche il pg della Suprema Corte Roberto Aniello (che rappresento' la Procura generale pure nel primo processo sul delitto che si svolse in Cassazione nel 2013) aveva, nella sua requisitoria, evidenziato profili di inammissibilita' del ricorso, con il quale Stasi metteva in rilievo un "errore di fatto" relativo alla mancata ammissione di prove dichiarative nel processo d'appello-bis.

A maggio Stasi aveva chiesto la revoca della sentenza sostenendo che i giudici dell'appello dovessero riascoltare i 19 testimoni, consulenti e periti, assunti come fonti di prova in primo grado.

Infine il principio fissato dalla giurisprudenza della Corte Europea sull'obbligo di risentire i testimoni vale solo quando la loro versione venga ribaltata nel secondo giudizio, mentre in questo caso è stata semplicemente superata da elementi probatori ulteriori, che sono stati raccolti attraverso nuove testimonianze e nuove perizie. Quelle testimonianze, a dire dell'accusa, non sono state determinanti per la decisione in via definitiva e dunque non è stato leso nessun diritto di Stasi.

Oggi, la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un nuovo processo e ha rifiutato il ricorso straordinario presentato dalla difesa di Stasi, costituita dal professor Angelo Giarda. "Anche nei momenti più difficili la famiglia Poggi ha sempre creduto nella giustizia, senza mai cercare giudizi sommari". Il ricorso, infatti, chiedeva di risentire in appello i testi già sentiti in primo grado; e contemporaneamente di sospendere l'applicazione della pena.

Si chiude così l'ultimo capitolo di un lungo processo che per anni ha diviso l'Italia e i residenti del paese tra innocentisti e colpevolisti.

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