Giovedi, 19 Ottobre, 2017

Il latte di soia non esiste più

"Per la soia vietato usare la parola latte: la sentenza"anti-vegana della Corte Ue Oggi alle
Quartilla Lauricella | 19 Giugno, 2017, 07:19

Ha destato stupore nel mondo vegano, e all'opposto il plauso delle principali associazioni nostrane degli agricoltori, la sentenza della Corte di Giustizia europea che consente di usare la denominazione "latte" soltanto per i prodotti di origine animale e non per i surrogati vegetali, come la soia o il riso. La Corte ha dato ragione all'associazione, ricordando che le leggi dell'Ue riservano, con poche e ben definite eccezioni, le denominazioni in questione esclusivamente ai prodotti di origine animale e che quindi la TofuTown viola la normativa dell'Unione. Così la Coldiretti commentando positivamente il pronunciamento della Corte di Giustizia europea sul fatto che "i prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni, come 'latte', 'crema di latte' o 'panna', 'burro', 'formaggio' e 'yogurt', anche accompagnate da indicazioni aggiuntive sull'origine vegetale del prodotto".

L'azienda promuove e distribuisce, in particolare, prodotti puramente vegetali con le denominazioni "Soyatoo burro di tofu", "formaggio vegetale", "Veggie-Cheese", "Cream", e con altre denominazioni simili. Per la Verband Sozialer Wettbewerb, associazione tedesca per il contrasto alla concorrenza sleale, quel tipo di pubblicità e commercializzazione infrange le norme europee sulle denominazioni del latte e dei prodotti lattiero-caseari. Tra queste, ad esempio, il prodotto tradizionalmente denominato "crème de riz" francese, termine tradizionalmente utilizzato oltralpe per la farina di riso. I due prodotti non potranno più fregiarsi dell'appellativo "latte" e per continuare ad essere venduti dovranno cambiare denominazione. La Corte aggiunge, inoltre, che tale interpretazione della normativa di cui trattasi non confligge né con il principio di proporzionalità né con il principio di parità di trattamento. Per quanto riguarda il principio di proporzionalità, la Corte osserva che l'aggiunta di indicazioni descrittive o esplicative non può escludere con certezza qualsiasi rischio di confusione nella mente del consumatore. Chi è già consapevole della scelta vegana continuerà a fare la sua scelta, e lo stesso, naturalmente, faranno gli intolleranti al latte che trovano un'alternativa nei "succhi bianchi" vegetali, ma sarà più difficile avvicinare nuovi consumatori alle bevande bianche Veg. Si tratta, infatti, di prodotti dissimili, soggetti a norme diverse. In fondo sono regole che esistono dal 2007, ma tra deroghe e mancati pronunciamenti, si è arrivati fino a oggi. Ciò che emerge in modo chiaro da questa sentenza è che i prodotti vegetariani e vegani non potranno più essere chiamati con nomi di alimenti di origine animale, in particolare latticini: addio al latte di soia. Un discorso che - precisa la Coldiretti - si estende anche ai derivati come burro, yogurt, formaggi e panna che non possono essere ottenuti con prodotti vegetali. Tutti termini che il diritto europeo riserva solo ai prodotti di origine animale.

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