Giovedi, 18 Ottobre, 2018

Il magistrato annulla il licenziamento dell'impiegato ladro

Il magistrato annulla il licenziamento dell'impiegato ladro Il magistrato annulla il licenziamento dell'impiegato ladro
Evandro Fare | 22 Settembre, 2017, 06:22

Le Poste lo avevano licenziato solo dopo la condanna ma adesso il giudice ha imposto il reintegro e il pagamento degli arretrati. Il 22 agosto 2016 la condanna in primo grado: evitato il grave reato di peculato richiesto dai pm, l'uomo se l'è cavata con un anno e nove mesi, pena sospesa e ricorso in Appello da istruire, per appropriazione indebita.

Secondo il giudice del Tribunale del Lavoro di Chieti, Ilaria Pozzo, Poste Spa ha sbagliato a trasferire il dipendente a Chieti e a sospenderlo in attesa del processo di primo grado che lo condannasse per appropriazione indebita. Era l'estate del 2012 quando il 58enne era riuscito a impossessarsi dell'ingente cifra ma era stato tradito da alcune intercettazioni telefoniche e ambientali in cui parlava con amici e parenti del fatto, apparendo nervoso e pentito: "Mò mi sa che glieli riporto.". Una vicenda che sta facendo discutere molto l'opinione pubblica ed il popolo del web, dove il commento più frequente che si legge al riguardo è: "Vergogna".

Un paio di mesi dopo il furto, a ottobre 2012, la direzione lo trasferisce a Chieti. Scattate poi le misure cautelari disposte dal giudice delle indagini preliminari, il dipendente venne sospeso dal lavoro, ma il 12 maggio del 2014 ottenne su istanza dei suoi avvocati - che da mesi inviavano decreti ingiuntivi per recuperare gli stipendi secondo loro dovuti - un primo reintegro formale. Il motivo? Le Poste avrebbero dovuto licenziarlo subito, e non dopo la condanna.

"La società - è scritto nella sentenza del giudice del lavoro - disponeva sin dal 2012 di tutti i dati sufficienti per procedere a una contestazione disciplinare". "Sto rivedendo la luce e, con me, la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto". "Il giudice - spiega l'avvocato Di Risio - ha applicato un principio di civiltà, perché il fatto deve essere contestato tempestivamente al lavoratore altrimenti si annulla il diritto alla difesa".

Nella denuncia presentata dal direttore delle Poste, sostiene il collegio difensivo dell'impiegato postale, dicevano di aver svolto accertamenti e trovato riscontri: avevano già tutti gli elementi per licenziare, insomma.

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