Domenica, 19 Novembre, 2017

Ocse: in Italia 'Neet' un ragazzo su 4

Ocse. Italia penultima per numero di laureati e maglia nera per la spesa pubblica nellʼistruzione Istruzione, Turi (Uil): Italia investe poco per scelta non per contrazione spesa
Evandro Fare | 12 Settembre, 2017, 19:50

Oltre al penultimo posto nella classifica del numero totale di laureati, l'Italia registra dati negativi anche per quanto riguarda il conseguimento della prima laurea, che si attesta al 35%: il quarto più basso dopo Ungheria, Lussemburgo e Messico. Spiccano invece Paesi come la Svizzera che ha un tasso di laureati del 41%, meglio Stati Uniti e Regno Unito, entrambi si portano a casa un bel 46%. Particolarmente importante il divario di genere, il maggiore rilevato dall'Ocse, nel campo del settore educativo, dove le laurea femminili risultano essere al 95% per il primo livello e il 91& per il secondo. Inoltre il 30% dei laureati italiani ha un titolo di studio che il mondo del lavoro non riesce a valorizzare. Nel 2016 solamente il 64% dei laureati compresi tra i 25 e i 34 anni aveva un lavoro (80% tra i 25-64enni). Perché? Semplice, i processi di globalizzazione e il continuo progresso tecnologico hanno una certa influenza sulla domanda di competenze.

Le percentuali più alte si trovano in Campania, Calabria e Sicilia, dove il rapporto diventa di uno a tre, con punte anche del 38% nelle ultime due regioni: solo la Turchia fa peggio dell'Italia. Nulla di minimamente paragonabile a quanto accade, ad esempio, in Germania (37%). Nello stesso anno, Roma ha dedicato il 4% del suo Pil all'istruzione (contro il 5,2% della media Ocse), con un calo del 7% rispetto al 2010, e ha speso in media 9.300 dollari statunitensi per studente (contro i 10.800 della media Ocse).

E tutto ciò nonostante le materie scientifiche facciano segnare un tasso di laureati del 24%, di poco inferiore alla media Ocse.

È stato pubblicato oggi il report dell'OCSE Education at a glance 2017: i dati sull'Italia, come d'abitudine ormai negli ultimi anni, mostrano uno scenario immobile, sottofinanziato e in cui l'Università è il riflesso più evidente delle crescenti disuguaglianze, cui non vengono opposti efficaci interventi strutturali. Tradotto, vuol dire più risorse per il diritto allo studio, l'orientamento e la qualificazione dei percorsi.

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