Domenica, 18 Novembre, 2018

Brexit: ancora stallo nei negoziati, impossibile passare alla fase due

Brexit: ancora stallo nei negoziati, impossibile passare alla fase due Brexit: ancora stallo nei negoziati, impossibile passare alla fase due
Evandro Fare | 03 Ottobre, 2017, 16:31

In particolare il testo approvato in emiciclo (557 voti in favore, 92 voti contrari e 29 astensioni) ribadisce le priorità dei negoziati: diritti dei cittadini, obblighi finanziari del Regno Unito, confine tra Irlanda e Irlanda del Nord.

Juncker ha sottolineato che a Firenze May ha usato "un tono ottimista sulla futura relazione tra il Regno Unito e l'Unione Europea".

"Non c'è accordo al momento sui punti fondamentali della trattativa, non ci sono progressi sufficienti nelle discussioni per passare alla seconda fase dei negoziati" ha detto, specificando che la Ue "non accetterà di pagare a 27 quello che è stato deciso a 28".
Con queste parole il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha chiuso alla possibilità di aprire nuovi capitolo negoziali con Londra, quelli relativi alle nuove relazioni post-divorzio. Sul punto della tutela dei diritti dei cittadini UE nel Regno Unito "resta da trovare l'intesa sull'indispensabile ruolo della Corte di giustizia europea", mentre sulla questione dell'Irlanda del Nord "servono soluzioni che rispettino pienamente il diritto europeo".

Brexit: ancora stallo nei negoziati, impossibile passare alla fase due

Michel Barnier, capo negoziatore per la Ue su Brexit, riferisce al Parlamento Ue. La proposta da parte nostra per risolvere questo problema è semplice. Nella riunione del 19-20 ottobre, i ventisette avrebbero dovuto decidere il da farsi sulla base dei risultati della trattativa: a meno che nel 'round' della settimana prossima, la delegazione britannica non cambi rotta, ai leader non resterà che prendere atto della situazione e rinviare la decisione.

Su conti del divorzio, il governo britannico ha indicato la cifra di 20 miliardi di euro per la fase di transizione: i conti che circolano a Bruxelles indicano che la chiusura della partita finanziaria, per far fronte ai pagamenti comunemente decisi che si spalmano nel tempo, implica una fattura non inferiore a 60 miliardi.

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