Lunedi, 20 Novembre, 2017

Aviaria, focolaio nel pollame a Tivoli: i provvedimenti

Aviaria ecco il business dalle uova d’oro Aviaria, nel Bresciano è una vera epidemia: un milione di capi infetti
Moreno Priola | 15 Novembre, 2017, 01:33

Il focolaio di aviaria, dopo che un allevatore di Tivoli aveva notato l'improvvisa morìa dei suoi animali, è stato accertato dall'Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana e dal Centro di referenza nazionale dell'Istituto zooprofilattico delle Venezie. Dal punto di vista dei numeri, ad Alfianello sono stati abbattuti 38.585 tacchini e 104.741 polli, a Cigole 7.352 tacchini, a Gottolengo 36.500 galline ovaiole e 28.428 riproduttori, a Milzano 17.500 anatre e 44.500 polli. Perciò un'ordinanza della Regione Lazio a firma del governatore Nicola Zingaretti il 9 novembre scorso ha ordinato "misure sanitarie straordinarie" nella zona del comune interessato e in quella circostante.

La scoperta del focolaio nel pollame a Tivoli, che in particolare è del sottotipo H5N8, è avvenuta in un'azienda avicola locale, nella quale è stata riscontrata "una mortalità anomala" nell'allevamento. La prima comprende parte del territorio di Tivoli, Castel Madama e Roma, e la seconda, oltre alla parte Est della capitale, diversi centri dell'area tiburtina e prenestina: Tivoli, Castel Madama, San Gregorio di Sassola, Casape, Gallicano nel Lazio, Poli, Zagarolo, Palestrina, Castel San Pietro Romano, Capranica Prenestina, Ciciliano, Sambuci, Vicovaro, San Polo dei Cavalieri, Marcellina e Guidonia Montecelio.

Previsti anche il censimento di tutte le aziende avicole e degli animali sul territorio, sopralluoghi di operatori qualificati per sottoporre ad esame clinico il pollame e il divieto di trasporto di pollame, pulcini e uova salvo parere favorevole degli organi sanitari regionali. Nella zona di sorveglianza - a circa dieci chilometri dal focolaio - il divieto non si applica al transito su strada o rotaia senza scarichi o soste.

"Non c'è alcun rischio di trasmissione dell'aviaria attraverso il consumo di carni avicole o uova", rende noto la Asl Roma 5. L'influenza aviaria è una malattia contagiosa nei volatili ma, pur appartenendo i virus influenzali umani e aviari alla stessa famiglia e tipo, non possono trasmettersi con efficienza all'uomo se non sporadicamente e in condizioni che prevedano un contatto diretto con animali e materiali contaminati o aerosol infetti.

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