Mercoledì, 13 Dicembre, 2017

Istat, nuova ricerca evidenzia il rischio povertà per un italiano su tre

Esclusione sociale e povertà, azioni sempre più condivise Risale il reddito ma crescono le diseguaglianze, al Sud quasi 1 su 2 è a rischio povertà
Quartilla Lauricella | 06 Dicembre, 2017, 15:26

In Italia la quota di popolazione a rischio di poverta' o esclusione sociale e' passata da 28,7% a 30,0% tra il 2015 e il 2016.

L'atto sottoscritto oggi si inserisce nel quadro delle azioni intraprese dall'Amministrazione per migliorare azioni di contrasto alla povertà e per rafforzare la rete delle varie realtà presenti sul territorio impegnate a dare vita a condizioni di inclusione sociale, nonché a sviluppare azioni per accrescere e monitorare i progetti, a livello individuale, promossi attraverso il reddito di inclusione. Ovvero il contrario di quanto ormai sta succedendo nel resto d'Europa, dove il rischio di povertà o esclusione sociale è calato - ovunque tranne in Romania e Lussemburgo, oltre all'Italia - dal 23,8% al 23,5% nell'ultimo anno. Questa è la traduzione in numeri assoluti di una percentuale pari al 30%. Sul fronte europeo, scrive l'Istat, "nel 2016 sono ancora lontani gli obiettivi prefissati" dalla Strategia Europea 2020: "la popolazione italiana esposta a rischio di poverta' o esclusione sociale e' infatti superiore di 5.255.000 unita' rispetto al target previsto". Il Mezzogiorno resta l'area maggiormente esposta al rischio di povertà o esclusione sociale. Le famiglie con più di quattro componenti sono le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale. Nel 2015, in particolare, "la crescita del reddito è stata più intensa per la quinta parte più ricca della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata". Quindi, esclusi gli affitti figurativi, si stima che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3. "Aumentano sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6% da 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8% da 11,7%)" si legge nella nota dell'Istituto di Statistica. Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Fino a che il 30% degli italiani è rischio povertà o esclusione sociale è evidente che i consumi delle famiglie non potranno mai veramente decollare e si resterà intorno all'1 virgola. L'Istat evidenzia che il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2014). Il reddito mediano cresce nel Mezzogiorno in misura quasi doppia rispetto a quella registrata a livello nazionale (+2,8% rispetto al 2014), rimanendo però su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili). Distribuzioni del reddito più diseguali rispetto all'Italia si rilevano in altri Paesi dell'area mediterranea quali Portogallo (0,339), Grecia (0,343) e Spagna (0,345). Nel Centro un quarto della popolazione permane in tale condizione.

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