Giovedi, 14 Dicembre, 2017

Pensioni, in Italia l'età effettiva di uscita più bassa dell'area Ocse

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Quartilla Lauricella | 05 Dicembre, 2017, 14:07

In Italia si va in pensione troppo tardi, ma paradossalmente la Penisola è anche uno dei Paesi a spendere di più per la voce previdenza: ben il 16,3 per cento del Pil, sulla base dei dati 2013, peggio ha fatto solo la Grecia con il 17,4 per cento. In Italia "aumentare l'eta' di effettivo pensionamento dovrebbe continuare ad essere la priorita' per garantire adeguati benefici pensionistici senza mettere a rischio la sostenibilita' finanziaria", scrivono gli esperti dell'Ocse.

Un 20enne che inizia a lavorare oggi potrà andare in pensione solo a 71,2 anni e in tutta l'Ocse solo in Danimarca c'è una aspettativa di età di pensionamento futura più elevata.

L'Italia è il paese che nell'Ocse ha per gli uomini l'età di uscita "effettiva" per pensionamento più bassa rispetto a quella di vecchiaia legale. E questo anche se il rapporto Ocse, d'altro canto, sottolinea che l'Italia è uno dei Paesi che attualmente dedica più risorse alle pensioni, ha una delle età effettive di pensionamento più basse ed è uno dei Paesi più sfavoriti dall'andamento demografico, con il tasso degli "over-65" destinato a impennarsi nei prossimi decenni rispetto alla popolazione in età lavorativa. Per un uomo gli anni di pensione sono quasi 22. Inoltre, secondo l'Ocse in Italia la flessibilità in uscita sarà "molto richiesta a partire da circa quattro anni prima della normale età di pensionamento, dopo aver versato contributi per almeno 20 anni". L'età effettiva di pensionamento in Italia è, però, decisamente sotto la media: 62,1 anni per gli uomini, 61,3 anni per le donne, tra le più basse dell'area Ocse contro le medie di 65,1 e 63,6 anni rispettivamente (con paesi come la Corea, il Giappone o il Cile in cui si continua a lavorare fino a 70 anni o più, ben oltre l'età legale di pensionamento).

In pensione a 71 anni e 2 mesi. Ape innovativa (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 05 dic - La duplice sfida per l'Italia sulle pensioni consiste nel limitare la spesa nel breve e medio termine e nel fare fronte al nodo dell'adeguatezza dei trattamenti per quanti andranno in pensione in futuro, considerando che soprattutto per i giovani sara' difficile avere una carriera lavorativa senza interruzioni che e' il presupposto, con le attuali regole, di un trattamento pensionistico adeguato. L'organizzazione di Parigi invita invece tutti i governi a introdurre più flessibilità in vista dell'accesso alla pensione.

Nel rapporto l'Ocse evidenzia che "quasi i due terzi dei cittadini dell'Ue" chiedono più part time e di unire pensioni parziali e lavoro, piuttosto che andare definitivamente in pensione. In Europa, secondo l'Ocse, "circa il 10% delle persone tra i 60 e i 69 anni combina lavoro e pensione" e nei Paesi Ocse "circa il 50% dei lavoratori sopra i 65 anni lavoro part time". "Questi livelli sono stati stabili negli ultimi 15 anni" si legge nel rapporto Ocse.

In più, in Italia, rileva ancora l'Ocse, coloro che entrano oggi nel mercato del lavoro avranno la possibilità di optare per una flessibilità in uscita unicamente dopo i 67 anni. Tuttavia, ciò avverrà nel caso dell'Italia da parte di lavoratori con "un'alta età di prepensionamento".

Gli italiani vanno in pensione prima.

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