Mercoledì, 13 Dicembre, 2017

Trump: "Gerusalemme è la capitale di Israele"

Trump dichiara Gerusalemme capitale di Israele. Palestinesi in protesta Ambasciata Usa a Gerusalemme: preoccupazione in tutto il mondo
Evandro Fare | 07 Dicembre, 2017, 20:46

Montano gli scontri e le violenze a Gaza e in Cisgiordania tra manifestanti palestinesi e soldati israeliani durante le proteste indette all'indomani della decisione americana di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, a cui hanno aderito migliaia di persone. Trump, forse spinto anche dal desiderio di distrarre i media da preoccupazioni interne, come l'affare con la Russia, ha agito in maniera totalmente diversa da tutti i suoi predecessori. Contro il presidente americano che ha deciso di spostare l'ambasciata a stelle e strisce da Tel Aviv a Gerusalemme - entrando a gamba tesa in una delle questioni più controverse della geopolitica mondiale - si è schierato non solo tutto l'Islam insieme all'Onu e ai capi di stato di mezzo mondo ma anche il Papa. "Non delle parole vuote di Trump su Gerusalemme". Ancora oggi la maggior parte dei paesi membri delle Nazioni Unite e moltissime organizzazioni internazionali non riconoscono ad Israele l'annessione di Gerusalemme Est, né riconoscono Gerusalemme come capitale.

Vogliamo un accordo di pace che sia un grande accordo per gli israeliani e i palestinesi. Ma gli Usa, ha detto Trump, "appoggeranno una soluzione a due Stati, se sarà concordata dalle parti". I palestinesi rivendicano da tempo Gerusalemme Est come capitale di quel futuro Stato palestinese che in teoria dovrebbe rappresentare ai loro occhi -ma anche a quelli dell'Onu - il felice epilogo del processo di pace. A renderlo noro il portavoce militare israeliano secondo cui entrambi sono caduti all'interno dell'enclave palestinese. La città è di fatto divisa in due dal 1949, dal primo conflitto tra arabi e israeliani e l'armistizio che ne seguì. Donald Trump rompe gli indugi e lo annuncia in una fitta serie di telefonate, a partire da quelle ai diretti interessati: il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il leader dell'Autorità palestinese Abu Mazen.

Non le sembra una decisione avventata che non tiene conto del resto del mondo? Trump invece ha fatto il contrario. Ma l'effetto annuncio di Gerusalemme capitale potrebbe già provocare dei danni incalcolabili, con lo spettro di una nuova sanguinosissima intifada dietro l'angolo. In realtà, questo è un momento abbastanza favorevole all'operato di Donald Trump, in debito di consensi e, da qualche giorno, nuovamente protagonista di importanti successi politici, coincidenti con le promesse fatte in campagna elettorale: va ricordato che, solo un paio di giorni fa, il Congresso aveva dato l'ok allo stop dei viaggiatori provenienti da 6 Paesi a maggioranza musulmana. A niente sono valse le fortissime preoccupazioni espresse dagli alleati arabi ed europei che nelle ultime ore hanno sommerso la Casa Bianca di appelli alla prudenza, inviando al presidente americano un chiaro messaggio: non si può scherzare col fuoco, con la regione mediorientale pronta ad esplodere.

I sauditi, storici alleati degli Stati Uniti nella regione, ritengono che la mossa danneggi gli sforzi continui di Riyadh per ravvivare il processo di pace. Lo status di Gerusalemme è una delle questioni cardine, probabilmente la più spinosa in assoluto, che diplomatici e negoziatori non sono mai riusciti ad affrontare.

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