Venerdì, 17 Agosto, 2018

Buste plastica a pagamento: tutte le verità non dette

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Moreno Priola | 06 Gennaio, 2018, 20:19

In effetti, al di là delle polemiche, non si capisce bene perché, se i sacchetti che usiamo sono davvero capaci di trasformarsi in compost senza inquinare raccogliendoli con i rifiuti umidi, debbano poi essere per forza essere a pagamento per disincentivarne l'uso. Dice la norma: dal 1° gennaio nei supermercati quei sacchetti leggerissimi di plastica in cui si raccolgono, si pesano e si prezzano i prodotti venduti sfusi come frutta, verdura o affettati devono avere tre caratteristiche.

E l'aumento oscillerà fra 4,17 e 12,51 euro il prezzo che ogni famiglia dovrà aggiungere quest'anno alla spesa alimentare fatta in supermercati e ipermercati. Per dirla in parole povere, chi non vuole farsi addebitare il costo dei sacchetti sullo scontrino fiscale sarà libero di farlo, ma non spenderà certo di meno: le buste dovranno infatti essere esclusivamente monouso e dunque mai utilizzate prima. Insomma, i sacchetti biodegradabili per frutta e verdura (cioé solo quelli destinati alla vendita di articoli sfusi), devono essere pagati.

Una delle soluzioni più gettonate è quella di pesare ed etichettare singolarmente la frutta (mele, banane, arance e così via) in modo da non dover pagare il sacchetto.

Sui social però c'è anche tanta gente che difende il provvedimento. Non è vero: il sacchetto biodegradabile sparisce in tempi brevi solamente nelle condizioni appropriate, come quelle degli impianti di compostaggio. Sembra che in Europa ogni anno siano consumati cento miliardi di sacchetti di plastica (Fonte: EPA), e che una buona parte di questi finiscano in mare e sulle coste. "Abbiamo continuato sulla strada della difesa dell'ambiente e della salute dei cittadini con provvedimenti organici e coerenti, ultimo quello sui cotton fioc non biodegradabili, che è stato elogiato pubblicamente anche da Erik Soheim, direttore dell'Unep, il programma Onu per la difesa dell'ambiente". "E invece, si impone l'obbligo di utilizzo dei sacchetti (e pesanti sanzioni per i contravventori), ma poi si lascia libero l'esercente di fare il prezzo con il rischio di speculazioni nei prossimi mesi, quando si sarà abbassato il polverone".

Per tale motivo il Codacons presenterà domani una diffida al Ministero dello sviluppo economico, affinché emani una circolare che autorizzi i consumatori a portare da casa shopper per la spesa o buste trasparenti in grado di verificarne il contenuto. Li pagava il supermercato che poi se li faceva pagare con il prezzo dei prodotti. In Italia sì. E' anche vero che l'obiettivo è nobile ma per evitare che il consumatore si imbazzirisse come sta accadendo, bastava pensarci prima di scrivere nella legge sul Mezzogiorno che "le buste di plastica non possono essere distribuite a titolo gratuito". In più la gente tendeva a portarne a casa una quantità spropositata rispetto all'uso, contribuendo ad aumentare l'inquinamento da plastica. Il sistema dei sacchetti (più guanto) era stato imposto per garantire l'igiene all'interno dei banchi. Molti sostengono che pagare 1 o 2 centesimi un sacchetto riciclabile è una questione irrilevante di fronte ai problemi dell'Italia e del mondo. La legge che se ne è occupata è la 123 del 3 agosto 2017, che convertiva in legge un decreto del 20 giugno 2017 (numero 91). Il 58% degli intervistati si è detto favorevole alla legge. Senza contare la deriva di polemica politica; c'è chi infatti vede dietro questa norma, un favore fatto ad aziende i cui vertici sarebbero legati a filo doppio al centrosinistra.

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