Venerdì, 17 Agosto, 2018

'Caporalato', 59 denunce nel Nord Italia

La caserma della Guardia di Finanza di Pordenone La caserma della Guardia di Finanza di Pordenone
Evandro Fare | 10 Gennaio, 2018, 21:27

Per tali attività illecite risultano indagate dalla Procura della Repubblica di Pordenone complessivamente 59 persone dei quali quattro per associazione a delinquere, 48 per reati tributari e sette per reati di riciclaggio, questi ultimi in relazione ad attività distrattive, per circa 700.000 euro, effettuate sui conti correnti societari operate tramite di carte prepagate e vaglia postali.

Le indagini hanno permesso di smantellare un giro di appalti illeciti a Nord. Le indagini guidate dalle Fiamme Gialle di Spilimbergo hanno portato a scoprire tredici società che fornivano manodopera e tutte con sede legale "strumentale" in provincia di Sassari. Sono state, inoltre, complessivamente individuate 1.057 posizioni lavorative collegate a questo meccanismo basato su impieghi illegali di manodopera per le quali sono state rilevate plurime violazioni alle normative fiscali, nonché l'emissione di fatture per operazioni inesistenti per circa 21 milioni di euro a queste correlate. Per contro i lavoratori venivano occupati in 37 aziende, con sede nelle provincie di Venezia, Brescia, Padova, Treviso, Vicenza, Bergamo, Modena, Pavia e Milano. Il Gip di Pordenone su richiesta della Procura della Repubblica ha disposto un sequestro per un importo pari a 3.978.000 di euro nei confronti del soggetto promotore delle illecite attività, la cui esecuzione ha consentito di sequestrare anche due immobili di pregio, disponibilità finanziarie e due autovetture: una Porsche 911 versione 993 e una Bmw 650i.

L'attivita' illecita si basava 'sulla dissimulazione di rapporti di appalto e subappalto- prosegue la nota- con societa' aventi minimo capitale sociale e intestate a prestanomi' con obblighi fiscali e contributivi nei riguardi della manodopera che appariva 'sul piano formale' assunta e dipendente da tali imprese anziche' da quelle realmente fruitrici. Dalla perquisizione domiciliare, invece, effettuata nel Pordenonese sono stati sequestrati 55mila euro in contanti che erano stati nascosti sotto il piano di una scrivania. Questi finivano per interporsi tra i committenti e il personale giustificando il costo della manodopera con insesistenti prestazioni di servizio. Dall'altra le società che utilizzavano la manodopera evitavano gli oneri previdenziali e assistenziali connessi alla stipula del contratto di lavoro e potevano indebitamente detrarre l'Iva esposta nelle fatture dalla società appaltatrice. Società definite dalla Finanza friulana "contenitori di comodo" della forza lavoro, impiegata in chiari contesti evasivi, che poi sparivano e venivano liquidate all'improvviso venendo sostituite da nuove entità con caratteristiche identiche.

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