Sabato, 20 Gennaio, 2018

Catania, l'uccisione dell'ispettore Raciti: torna in semilibertà uno degli ultrà condannati

Evandro Fare | 13 Gennaio, 2018, 17:41

La giustizia è uguale per tutti, questo è scritto in ogni tribunale. Da poco prima di Natale in stato di semilibertà. Sbagliare è umano, ma c'è chi è morto. Quest'ultimo rimane in carcere. I giudici hanno accolto le richieste degli avvocati difensori anche perché Micale non aveva precedenti né carichi pendenti e dalle informazioni delle indagini della Polizia non risultano attuali collegamenti con la criminalità organizzata. Il 30enne esce di carcere al mattino per andare a lavorare e rientra la sera, trascorrendo la notte in prigione. Il Tribunale ha infatti ritenuto di poter concedere la semilibertà nell'ottica "del graduale reinserimento sociale" al fine di consentire a Micale di "svolgere attività lavorativa come dipendente" di un supermercato.

Micale, nel passato novembre del 2012, è stato condannato definitivamente a 11 anni di reclusione. Gli avvocati di Micale ci tengono a sottolineare che il loro assistito "ha scontato oltre la metà della pena, fruisce regolarmente di permessi premi e da alcuni mesi è ammesso al lavoro esterno e ha svolto anche volontariato".

Nessun provvedimento di riduzione pena è invece previsto per Antonino Speziale, l'allora ragazzo di 17 anni condannato a 8 anni per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e omicidio preterintenzionale dell'ispettore capo di polizia Filippo Raciti durante gli scontri, al Massimino, del derby Catania-Palermo del 2 febbraio 2007.

La sentenza ha anche stabilito che si sia trattato di un omicidio preterintenzionale, e cioè che Speziale sia andato oltre le sue intenzioni, utilizzando un sottolavello per colpire l'ispettore provocandogli lo spappolamento del fegato. Ricordiamo che Raciti morì due ore dopo circa il termine del derby siciliano, in seguito ad un trauma epatico causato da un corpo contundente, che fino ad oggi non è ancora stato individuato.

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