Venerdì, 17 Agosto, 2018

Il team guidato da uno scienziato beneventano scopre "il motore dei tumori"

Il team guidato da uno scienziato beneventano scopre Il team guidato da uno scienziato beneventano scopre "il motore dei tumori"
Moreno Priola | 05 Gennaio, 2018, 11:56

Il risultato, pubblicato su Nature, è del gruppo della Columbia University di New York guidato da Antonio Iavarone. Dal 2002 è a capo di un gruppo di ricerca contro i tumori, nel team che ha realizzato la scoperta ci sono moltissimi italiani: Anna Lasorella, Angelica Castano della Columbia, Stefano Pagnotta e Luciano Garofano e Luigi Cerulo, che lavorano fra la Columbia e l'università del Sannio, Michele Ceccarelli dell'Istituto Biogem di Ariano Irpino.

-Redazione- Una fusione di due geni che scalda i motori del cancro, dandogli benzina per correre, moltiplicare le cellule maligne, diffondersi.

Solo oggi però è arrivata la conferma: "Adesso sappiamo che questa fusione genica è una delle più frequenti in tutte le forme di tumore", ha spiegato Iavarone. La maggior parte dei pazienti muore entro un paio d'anni, nonostante interventi chirurgici, chemioterapia e radioterapia. La scoperta, firmata da due scienziati italiani, Antonio Iavarone e Anna Lasorella, ha individuato il meccanismo il meccanismo innescato dalla fusione di due geni che provoca il glioblastoma, il più letale dei tumori al cervello. Inoltre, hanno sostenuto che con la somministrazione di medicinali che interagiscono con la riproduzione di energia da parte dei mitocondri, gioverà dei vantaggi rilevanti per la cura personalizzata delle #neoplasie sostenute dall'unione di particelle cromosomiche Fgfr3-Tacc3. Questa alterazione genica scatena un'attività abnorme dei mitocondri, organelli presenti all'interno della cellula che funzionano come centraline di produzione di energia.

"Fgfr3-Tacc3 è probabilmente la più frequente fusione genica descritta finora nel cancro", osserva Iavarone, co-leader dello studio. In quel caso la coppia Iavarone-Lasorella aveva identificato una proteina che non esiste in natura e che nasce dalla fusione di due proteine chiamate FGFR3-TACC3. E il numero di questi perossisomi aumenta di 4-5 volte, così come aumenta la loro attività metabolica causando l'accumulo nella cellula di sostanze ossidanti che stimolano la produzione di Pgc1-alfa, fattore fondamentale per il metabolismo mitocondriale, il quale diventa libero di stimolare in maniera scoordinata l'attività dei mitocondri e la produzione di energia. "Il nostro studio fornisce la prima evidenza che geni-chiave dello sviluppo tumorale causano direttamente una iperattività mitocondriale spiega la professoressa Anna Lasorella, co-leader dello studio -".

Lo studio descrive una complessa cascata di eventi scatenati dalla presenza della fusione genica che convergono nell'aumento della attività' mitocondriale. Già in precedenza sono stati effettuati esperimenti su topi affetti da glioblastoma, constatandone un aumento della sopravvivenza.

"Farmaci che inibiscono enzimi di tipo chinasi sono stati usati in alcuni tipi di tumori con risultati incoraggianti", sottolinea il professor Iavarone. Noi ipotizziamo che si possa prevenire resistenza e recidiva tumorale attraverso una simultanea inibizione del metabolismo mitocondriale e di FGFR3-TACC3. "E stiamo testando questa nuova ipotesi nei nostri laboratori della Columbia University".

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