Giovedi, 18 Gennaio, 2018

Par condicio anche per gli opinionisti

Par condicio anche per gli opinionisti Par condicio elezioni 4 marzo, il Corecom regionale vigilerà sul rispetto delle disposizioni previste dalla legge
Calogero Calderone | 13 Gennaio, 2018, 16:30

Il Comitato svolge infatti funzioni consultive, di vigilanza e di controllo in merito al rispetto delle disposizioni previste dalla legge sulla Par condicio, dal Codice di Autoregolamentazione delle emittenti radiotelevisive private locali e dalle disposizioni contenute negli specifici provvedimenti che l'Agcom e la Commissione parlamentare di vigilanza adottano in occasione della consultazione elettorale. Per la prima volta viene imposto anche alle tv commerciali l'obbligo di garantire, "laddove il format della trasmissione preveda l'intervento di un giornalista o di un opinionista a sostegno di una tesi, uno spazio adeguato anche alla rappresentazione di altre sensibilità culturali in ossequio al principio non solo del pluralismo, ma anche del contraddittorio, della completezza e dell'oggettività dell'informazione stessa, garantendo in ogni caso la verifica di dati e informazioni emersi dal confronto" (art. 7, comma 4). Spero non l'intenzione di voto, che la Costituzione garantisce libero e segreto. Mentana, direttore del Tg de La 7, oggi sul Corriere della sera non risparmia critiche al regolamento Agcom che a suo avviso interviene con "l'accetta", proponendo un criterio impossibile da applicare.

E la Federazione nazionale della stampa, sindacato dei giornalisti italiani, plaude alla precisazione dell'Agcom: "Ringraziamo l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per la tempestiva precisazione che dirada alcuni dubbi". Loro hanno il problema di due o tre spazi che non riescono ancora a controllare, come quelli che ogni tanto ospitano me o qualcun altro. Non credo debbano dire a Vespa chi invitare. Ho letto nel regolamento della Par condicio che dovrei anche rispettare la parità di genere nel comporre il parterre degli ospiti politici.

Va precisato, però, che il contraddittorio nei programmi di informazione non riguarda soltanto le tv private, ma riflette quanto già stabilito dalla Commissione di Vigilanza Rai per le tv pubbliche. "Si tratta di un provvedimento che è un patetico bavaglino per il giornalismo indipendente - attacca - perché obbliga noi che facciamo informazione a rientrare dentro lo schema che il pubblico non sopporta: quello dello schieramento per una parte o per l'altra".

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