Lunedi, 22 Gennaio, 2018

Perché dovremmo avere tutta questa gente da cessi di Paesi?

The Good Fight Daca, c'è un giudice a San Francisco: e il sogno di Trump diventa incubo
Evandro Fare | 13 Gennaio, 2018, 01:00

Kevin Appleby del Centro per lo studio delle migrazioni di New York ha definito la volontà di Trump "particolarmente dannosa, non solo sradicherà famiglie e bambini che vivono qui da anni, ma destabilizzerà ulteriormente un paese già violento".

Il presidente ha aggiunto che si dovrebbe cercare di garantire che arrivino negli USA persone provenienti da Paesi come la Norvegia. La Casa Bianca non ha rilasciato alcuna smentita sul fatto. "Il linguaggio che ho usato al meeting sull'accordo Daca è stato duro", ma "non ho usato quel linguaggio", ha replicato Trump dopo le critiche.

Le parole pronunciate da Trump incontrando alcuni membri del Congresso nell'ambito delle trattative per sciogliere il nodo dei Dreamer fanno eco a quelle che il presidente avrebbe pronunciato nei mesi scorsi.

Dell'opinione contraria, come prevedibile, i Giovani UDC, che hanno puntato il dito contro Tamara Funiciello: "Noi, invece, non staremo a vedere una grassa, arrogante, nana, stupida vacca tentare di ferire valori nazionali come la neutralità- Ovviamente i nostri co-presidenti Nils Fiechter e Adrian Spahr non direbbero mai una cosa simile". Lo scorso giugno avrebbe infatti detto che i 15mila haitiani arrivati negli Stati Uniti nel 2017 "hanno tutti l'Aids". Immigrati che per Trump provengono da "shithole countries" (nazioni definite come topaie, fogne o posti di m***a). Per aiutare le centinaia di migliaia di persone in fuga da questi paesi venne apportata una modifica alla normativa sullo Stato di Protezione Temporanea (TPS), introdotta durante la presidenza Bush, nel 1990. Un'uscita decisamente razzista, definita come "benzina sul fuoco, una frase non consona con il modo in cui un presidente si dovrebbe comportare" dal senatore repubblicano Adriano Espaillat, di origini dominicane. E' stata una doccia fredda per i presenti. Ufficialmente una sua visita di stato in pompa magna è ancora in agenda per il 2018: non è escluso che avvenga nella seconda parte del 2018, ma non ci sono date.

La decisione obbliga i salvadoregni, che vivono negli Stati Uniti da quasi trent'anni, di cercare una residenza legale entro un anno oppure affrontare la possibile deportazione.

Ma il Dipartimento di Stato ha detto che molte infrastrutture danneggiate dal sisma sono state riparate.

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