Mercoledì, 12 Dicembre, 2018

Da oggi l'aranciata saprà un po' più d'arancia

Da oggi l'aranciata saprà un po' più d'arancia Da oggi l'aranciata saprà un po' più d'arancia
Quartilla Lauricella | 08 Marzo, 2018, 15:48

Finalmente, dopo 60 anni, le bibite dovranno contenere più frutta.

L'aumento del succo di vera arancia va incontro alle richieste dei consumatori che sono sempre più attenti alla salute e al benessere personale, anche e soprattutto dei più piccoli.

Lo ha fatto sapere la Coldiretti, in occasione dell'applicazione delle disposizioni della legge 161 del 30 ottobre 2014, che sono scattate il 6 marzo, ossia 12 mesi dopo dal perfezionamento, con esito positivo, della procedura di notifica alla Commissione europea del provvedimento in materia di bevande a base di succhi di frutta, come richiamato dal comunicato della presidenza del Consiglio del 24/5/2017. La percentuale minima passa dal 12 al 20 per cento, grazie all'applicazione di una direttiva italiana del 2014 (la legge 161 del 30 ottobre) riguardante le bevande analcoliche prodotte in Italia e vendute con il nome dell'arancia a succo o denominazioni che fanno riferimento all'agrume. Un appuntamento storico segnato dalla prima giornata nazionale dell'aranciata italiana con festeggiamenti ed iniziative a Reggio Calabria, a Roma nella sede della Coldiretti e a Catania. organizzate dalla Coldiretti per salutare il risultato di una lunga e combattuta battaglia che ha avuto l'inizio in Calabria il 29 dicembre 2010 dopo che tra il 7 e il 9 gennaio 2010 ci fu la rivolta di Rosarno.

La Argentati aveva inoltre aggiunto: "Uno specifico servizio di trasformazione può, in un mercato globale, dare al consumatore la possibilità di trovare sul mercato prodotto siciliano in e spremute fresche o, da concentrato, all'interno delle bibite e in qualsiasi altra forma gradita al consumatore finale con una chiara origine di provenienza, con indubbio vantaggio per la produzione e per i consumatori stessi".

A modifica di una norma del lontano 1958, la disposizione dell'innalzamento del contenuto di succo d'arancia, insomma, tutelerà la salute dei consumatori e contribuirà a offrire il giusto riconoscimento alle bevande di maggior qualità riducendo l'utilizzo di aromi artificiali e soprattutto di zucchero. L'aumento della percentuale del contenuto minimo di frutta al 20% corrisponde all'utilizzo di 200 milioni di chili in più di arance all'anno con effetti anche dal punto di vista paesaggistico in una situazione in cui una pianta di arance su tre (31%) è scomparsa in Italia negli ultimi quindici anni, mentre i redditi dei produttori sono andati a picco.

Ad oggi, infatti, per ogni aranciata venduta sugli scaffali a 1,3 euro al litro, agli agricoltori vengono riconosciuti solo 3 centesimi per le arance contenute. L'innalzamento del contenuto di succo d'arancia risponde anche a un'esigenza di tipo salutistico: una bevanda con un contenuto minimo di frutta del 20% contribuisce a soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina C, una sostanza fondamentale per l'organismo. Ma soprattutto ne gioveranno gli agricoltori: secondo un calcolo dell'associazione verranno salvati oltre diecimila ettari di agrumeti italiani, con una estensione equivalente a circa ventimila campi da calcio, situati soprattutto in regioni come la Sicilia e la Calabria.

"Il prossimo passo verso la trasparenza - aggiunge - è quello di rendere obbligatoria l'indicazione di origine in etichetta della frutta utilizzata nelle bevande per impedire di spacciare succhi concentrati importati da Paesi lontani come Made in Italy".

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