Domenica, 23 Settembre, 2018

Sì alla prescrizione dei farmaci da parte degli infermieri

Sì alla prescrizione dei farmaci da parte degli infermieri Sì alla prescrizione dei farmaci da parte degli infermieri
Moreno Priola | 08 Marzo, 2018, 13:35

Melazzini, dunque, ha promesso di essere favorevole alle prescrizioni dei farmaci innovativi da parte di medici di famiglia e il fatto che gli infermieri potrebbero prescrivere i medicinali e con delle modalità e delle forme che sono tutte da approfondire per il buono aspetto sul quale poter lavorare.

Il direttore Melazzini nel suo intervento ha parlato della possibilità, da parte del personale infermieristico, di prescrivere farmaci e presidii sanitari, come tra l'altro già avviene in altri Paesi della Comunità Europea.

Melazzini auspica ad un percorso "che possa garantire una risposta più funzionale ai pazienti". La figura dell'infermiere dovrebbe essere maggiormente rivalutata avvalendosi di lei proficuamente, sottolineando, in tal senso, come già in diversi Paesi del resto dell'Europa abbiano già aperto le porte a questo tipo di novità che prevede le indicazioni prescrittive dei farmaci da parte degli infermieri. Un elemento, questo, cruciale soprattutto nel momento della dismissione dall'ospedale. "In questo modo si trascura la figura più idonea al rapporto con il cittadino sia nella presa in carico del paziente sia nella funzione di prescrittore" commenta il presidente dell'Asfi Maurizio Cini.

Studi puntualmente registrati dalla letteratura internazionale che (contraddicendo l'affermazione al riguardo di Anelli) hanno dato risultati positivi.

Dall'analisi dei dati era emerso chiaramente che gli outcome dei pazienti, dopo prescrizione operata da infermieri o farmacisti, erano simili a quelli successivi a prescrizione medica. "Questi sono i riferimenti di cui si è discusso con Aifa" ha concluso la presidente di Fnopi".

Tra ospedali e territorio, mancano 50mila infermieriStretti tra turni impossibili e età media sempre più alta, mancano all'appello almeno 50mila infermieri, di cui 20mila in ospedale e 30mila per rendere efficiente l'assistenza continua sul territorio.

L'intento è sfruttare le risorse non mediche per facilitare l'accesso ai farmaci e il lavoro dei medici di medicina generale, ottimizzando, di conseguenza, il Servizio sanitario nazionale. Ma questa carenza, che mette a rischio l'assistenza dei pazienti e che si va accentuando con il passar del tempo, potrebbe arrivare a 70mila unità entro 5 anni. In una situazione di aumento della domanda sanitaria, ma di stasi dell'occupazione, il maggior ricorso alle turnazioni rimane l'unica strada per assicurare il funzionamento delle organizzazioni. Il maggior ricorso al lavoro serale e notturno si verifica nel Mezzogiorno, dove quasi tutte le Regioni sono in piano di rientro e quindi hanno il blocco totale del ricambio per gli organici: lavora di notte almeno una volta a settimana il 63,6% degli infermieri, contro il 54,8% del Nord. Dove vige il blocco del turn over, come in Campania, l'età media di 53 anni, mentre nelle regioni considerate modello, come Lombardia, Umbria ed Emilia Romagna, l'età media è di poco più di 49 anni.

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