Venerdì, 17 Agosto, 2018

Tre italiani su 10 a rischio povertà

Tre italiani su 10 a rischio povertà Tre italiani su 10 a rischio povertà
Quartilla Lauricella | 26 Marzo, 2018, 09:25

Il dato emerge da un'analisi realizzata dall'Ufficio studi della Cgia, secondo il quale a rischio indigenza nel Bepaese ci sarebbero 18,1 milioni di persone.

Merito, forse, anche di paesi come Germania e Francia, che in questa decade sono riusciti ad abbassare il proprio livello di rischio povertà, arrivando circa al 20%.

La Cgia di Mestre lancia l'allarme: "Diciotto milioni di italiani sono a rischio povertà".

Renzi se la ride (senza motivo) facendo il suo ingresso al Senato e annunciando che per due anni non parlerà (ma sarà un'altra delle sue bombe?) e la politica italiana ha dato uno spettacolo vergognoso all'inizio dell'attuale legislatura, recuperando un faticoso accordo nel finale, che ha messo fuori gioco il Pd, la Cgia di Mestre ci informa che negli ultimi anni, anche grazie all'opera ininfluente degli ultimi governi, con tasse record in Ue e con una spesa sociale tra le più basse d'Europa, il rischio di povertà o di esclusione sociale in Italia tra il 2006 e il 2016 è aumentato in Italia di quasi 4 punti percentuali, raggiungendo il 30% della popolazione.

Al riguardo l'Ufficio Studi dell'Associazione degli artigiani mestrina pone l'accento sul fatto che, negli ultimi anni, ai Paesi dell'Europa mediterranei, al fine di mettere in sicurezza i conti pubblici, sono state sostanzialmente imposte tutta una serie di misure di rigore e di austerità che sono state poi implementate attraverso uno smisurato aumento della pressione fiscale. Tra i nostri principali paesi competitori presenti in Ue nessun altro ha registrato una quota cosi' elevata. Al netto della spesa pensionistica, il costo della spesa sociale sul Pil (disoccupazione, invalidita', casa, maternita', sanita', assistenza, etc.) si e' attestata all'11,9 per cento. "Da un punto di vista sociale - rileva Paolo Zabeo - il risultato ottenuto è stato drammatico: in Italia, ad esempio, la disoccupazione continua a rimanere sopra l'11%, mentre prima delle crisi era al 6%". In Sicilia, Campania e Calabria praticamente un cittadino su 2 si trova in una condizione di grave deprivazione. "E nonostante i sacrifici richiesti alle famiglie e alle imprese, il nostro rapporto debito/Pil è aumentato di oltre 30 punti, attestandosi l'anno scorso al 131,6 %".

Ad essere stati colpiti dalla crisi, negli ultimi anni, sono stati indistintamente tutti i ceti sociali, "anche se le famiglie del cosiddetto popolo delle partite Iva - sottolinea Zabeo - ha registrato, statisticamente, i risultati più preoccupanti". Il ceto medio produttivo, insomma, ha pagato piu' degli altri gli effetti negativi della crisi e ancora oggi fatica ad agganciare la ripresa. Tra i principali paesi Ue presi in esame in questa analisi, solo la Spagna ha registrato una quota inferiore alla nostra (11,3% del Pil), anche se la pressione tributaria nel paese iberico e' 7,5 punti inferiore alla nostra.

Tutti gli altri, invece, presentano una spesa nettamente superiore all'Italia.

"A differenza dei lavoratori dipendenti - fa notare infatti ed a sua volta Renato Mason, Segretario della Cgia - quando un autonomo chiude l'attività non beneficia di alcun ammortizzatore sociale. In questi ultimi anni, purtroppo, non e' stato facile trovarne un altro: spesso l'eta' non piu' giovanissima e le difficolta' del momento hanno costituito una barriera invalicabile al reinserimento, spingendo queste persone verso impieghi completamente in nero".

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