Mercoledì, 19 Settembre, 2018

Festival di Cannes 2018: Euphoria, c'è il ritorno del duo Scamarcio-Golino

Valeria Golino con il suo “Euphoria” sbarca a Cannes 2018 nell'ottava giornata Euforia: la prima clip dal nuovo film da regista di Valeria Golino
Calogero Calderone | 16 Mag, 2018, 12:01

"Se devo raccontare la dimensione esistenziale nel mondo di oggi, cerco drammaturgicamente quei pochi elementi che credo ancora intoccati, e la morte è la regina dei nostri pensieri, delle nostre paure, che cerchiamo sempre di eludere". "Lo dico senza nessuna finta umiltà, volevo tornare in Un Certain Regard perché credo che sia la sezione giusta per questo film, poi certo se Frémaux mi avesse offerto il concorso non gli avremmo detto di no", risponde la regista quando le chiedono se non si aspettasse la "convocazione" per gareggiare per la Palma d'Oro. Io persone come mio fratello Scamarcio le conosco: "persone piene di umanita' con un comune denominatore che e' la fame atavica della vita, la bulimia della vita, persone che sono molto sole, che fanno fatica ad entrare in contatto con le cose importanti, con il proprio aspetto emotivo". La vita però li obbliga a riavvicinarsi e una situazione difficile diventa per i due fratelli l'occasione per conoscersi e scoprirsi, in un vortice di fragilità ed euforia.

Matteo (Riccardo Scamarcio) è un giovane imprenditore di successo, spregiudicato, affascinante e dinamico. Suo fratello Ettore (Valerio Mastandrea) vive ancora nella piccola cittadina di provincia dove entrambi sono nati e insegna alle scuole medie. Scherzi a parte, c'è tanto da dire sulla questione, il momento è importante e serio, è giusto che crescano le registe donne, potrei dire mille cose ma di certo si faranno vari passi avanti e poi indietro e via così finchè un giorno non si troverà la quadra. "Invece - spiega Mastandrea riferendosi a Scamarcio - capisce che per combattere le cose, attraversare il dolore deve farsi volere bene per quello che e' non per quello che fa". Sono film speculari, anche opposti se vogliamo. Ci conosciamo bene tutti quanti, e abbiamo messo in gioco anche delle emozioni personali, di esperienze vissute. "Il film ci dava questa opportunità di ripescare nella nostra parte emotiva più profonda". Ma come attrice vivo un'altra responsabilita' perche' io so che gli interpreti sono co-autori del film e se un regista non lo dice o e' in cattiva fede o non se ne accorge.

Ma quale lavoro è stato fatto per raggiungere un certo grado di autenticità?

Mastandrea racconta di aver immaginato il suo Ettore malato, " come se sapesse dall'inizio della sua condizione e guardasse gli altri che cambiavano nei suoi confronti, provocandoli, respingendoli, un personaggio specchio degli altri.

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