Sabato, 26 Mag, 2018

Fra propositi di vendetta e nuove affiliazioni: Scu, dodici arresti

Evandro Fare | 15 Mag, 2018, 14:36

Dodici persone sono state arrestate dalla polizia di Brindisi con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.

L'inchiesta, che è partita da alcune indagini svolte all'interno di un carcere di massima sicurezza, ha portato alla luce una vera e propria chiamata a raccolta effettuata da due personaggi di spicco dell'organizzazione mafiosa, con il fine di ricostruire un gruppo criminale autonomo e fornire direttive a complici in libertà residenti nella provincia di Brindisi.

I due detenuti, inoltre, mantenevano contatti con numerosi altri soggetti ristretti in vari Istituti Penitenziari italiani, attribuendogli l'investitura mafiosa e, in alcuni casi, sancendone l'affiliazione. Agli altri 3, già detenuti, è stato notificato il provvedimento coercitivo direttamente presso il luogo di detenzione.

In arresto sono finiti: Raffaele Martena, 32 anni, di San Pietro Vernotico; Antonio Campana, 39 anni, nato in Germania; Jury Rosafio, 41 anni, di Brindisi; Igino Campana, 53 anni, di Mesagne; Ronzino De Nitto, 43 anni, di Mesagne; Fabio Arigliano, 47 anni, di Brindisi; Mario Epifani, 37 anni, di Brindisi; Andrea Martena, 32 anni, di Brindisi; Andrea Polito, 29 anni, di San Pietro Vernotico; Vincenzo Polito, 33 anni, di San Pietro Vernotico; Enzo Sicilia, 33 anni, di Mesagne; Nicola Magli, 38 anni, di Brindisi. Rosafio, già affiliato, è ritenuto il referente di Martena e, quindi, il dirigente per suo conto della frangia dell'associazione mafiosa operante nella città di Brindisi e nella frazione di Tuturano, nonché incaricato del mantenimento dei rapporti con i clan attivi nella provincia di Lecce.

Numerose le perquisizioni, operate con l'ausilio della Polizia Penitenziaria, che hanno interessato anche diversi detenuti, ristretti in Istituti di Pena di altre province italiane, in contatto con gli arrestati.

Dalle lettere sono emersi particolari inquietanti: uno dei promotori dell'organizzazione criminale aveva manifestato l'intenzione di evadere dal carcere, ed aveva espresso una chiara minaccia nei confronti del pm che, in passato, lo aveva indagato e fatto condannare all'ergastolo.

L'introduzione di questo filo diamantato, sarebbe avvenuta attraverso una cintura, indossata da un familiare del detenuto, autorizzato all'ingresso per un colloquio in carcere.

Tali circostanze, portate all'attenzione dell'A.G. inquirente, hanno determinato quest'ultima nell'attuare, in concomitanza con l'esecuzione delle misure cautelari emesse, un'ampia attività di controllo sia sui destinatari del provvedimento già detenuti sia su altri reclusi che hanno avuto contatti con i capi e/o promotori dell'associazione mafiosa di cui si è detto.

Altre Notizie