Mercoledì, 26 Settembre, 2018

Processo Cucchi. Militare conferma accuse: "massacrato di botte da militari"

Cucchi, carabiniere racconta in aula: 'Un collega mi disse che era stato massacrato' Caso Cucchi, Casamassima: “Fu massacrato di botte dai ragazzi”
Evandro Fare | 17 Mag, 2018, 05:44

Nonostante avesse paura a causa delle pressioni ricevute negli ultimi tempi e denunciate in un'intervista al Fatto Quotidiano l'appuntato scelto Riccardo Casamassima si è presentato in aula e ha ripetuto le parole messe a verbale davanti al pm Giovanni Musarò.

Sono cinque i carabinieri coinvolti nel processo sulla morte del geometra romano in corso davanti alla prima Corte d'Assise del tribunale di Roma: Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro, Francesco Tedesco, rispondono di omicidio preterintenzionale.

"È successo un casino, i ragazzi hanno massacrato di botte un arrestato".

Il carabiniere all'epoca dei fatti, pare fosse in servizio alla Stazione di Tor Vergata, mentre attualmente si trova all' ottavo reggimento.

Chiamato a chiarire le ragioni delle sue rivelazioni a distanza di quasi cinque anni dai fatti, Casamassima si è giustificato: "All'inizio la vicenda Cucchi non mi aveva visto coinvolto in prima persona, ma troppe cose fatte dai miei superiori non mi erano piaciute, come l'abitudine di falsificare i verbali e di coprire gli autori di illeciti. Ma temevo ritorsioni che poi, puntualmente, si sono verificate". Quando è uscito il mio nome sui giornali, i superiori hanno cominciato ad avviare contro di me procedimenti disciplinari, tutti pretestuosi. Poi ha continuato: "Sono provata, ho la pelle d'oca, ma finalmente ho la speranza che emerga la verità".

"Il maresciallo Roberto Mandolini mi disse in caserma che un giovane era stato massacrato di botte dai 'ragazzi' che io ho subito identificato con i militari che avevano proceduto all'arresto", a dirlo è il maresciallo dei carabinieri, Riccardo Casamassima, il testimone chiave dell'inchiesta Cucchi bis, colui che con le proprie dichiarazioni ha permesso ai magistrati romani di "incastrare" i carabinieri ritenuti responsabili della morte di Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni deceduto all'ospedale Pertini il 22 ottobre del 2009, sei giorni dopo essere stato arrestato per detenzione di droga. Il maresciallo Casamassima ha parlato poi del colloquio avuto con Mandolini nel 2016, circa un anno dopo la prima denuncia: "Ci siamo guardati male, gli avevo consigliato di andare a parlare con il pubblico ministero e raccontare ciò che sapeva, ma lui mi disse di no, sostenendo che il pm ce l'avesse con lui". "Lui mi rispose dicendomi che il pm ce l'aveva a morte con lui". Dopo la deposizione di Casamassima, Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, ha dichiarato: "La mia famiglia insegue la verità da tanti, troppi anni". Così Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha commentato la questione a margine dell'udienza in Corte d'Assise. "Lei capì il nome Cucchi ma poichè la vicenda non era ancora nota, deduco che quando ci fu questo colloquio il ragazzo fosse ancora vivo", ha aggiunto ancora Casamassima, facendo intendere che qualcosa il giorno dell'arresto di Cucchi era realmente accaduto. Raccontò che la sera dell'arresto di Stefano era stata piacevole e mio fratello era stato simpatico.

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