Mercoledì, 20 Giugno, 2018

Sgarbi e Sallusti condannati per diffamazione ai danni del pm Di Matteo

Sgarbi e Sallusti condannati per diffamazione ai danni del pm Di Matteo "Riina complice di Di Matteo", Sgarbi condannato per diffamazione
Evandro Fare | 18 Mag, 2018, 17:20

La condanna nei confronti di Vittorio Sgarbi è arrivata secondo il tribunale di Monza perché Il critico d'arte con quel pezzo pubblicato sul giornale ha diffamato il magistrato palermitano Nino Di Matteo definendolo un complice di Totò Riina.

Vittorio Sgarbi è stato condannato a 6 mesi di reclusione per un articolo pubblicato lo scorso 2 gennaio del 2014 sul quotidiano Il Giornale, dal titolo " Quando la mafia si combatte soltanto a parole". Contestualmente, per omesso controllo, è stato condannato a tre mesi il direttore del quotidiano Alessandro Sallusti. Per entrambi la pena è stata sospesa. Poi il noto opinionista tv ha concluso l'intervista sostenendo ulteriormente la sua tesi: "Sono convinto - chiosa - che Di Matteo abbia torto su tutta la linea della sua impostazione giudiziaria e che abbia detto cose inaccettabili contro il generale Mori in una sentenza e contro Forza Italia con le sue dichiarazioni che il partito sarebbe nato da un patto con la mafia".

A entrambi il giudice monocratico di Monza ha sospeso la pena.

Sgarbi e Sallusti dovranno risarcire Di Matteo, ora in servizio alla Dna. Ecco alcune delle frasi incriminate: "Riina non è, se non nelle intenzioni, nemico di Di Matteo". Il giudice ha comunque concesso a Di Matteo una provvisionale immediatamente esecutiva di 40mila euro. "Ne garantisce il peso e la considerazione". Sia Sgarbi che Sallusti hanno avuto le attenuanti generiche previste dalla norma riguardante la diffamazione a mezzo stampa (596-bis del codice penale) e le relative responsabilità del direttore della testata (articoli 57, 57 bis, 58, 58 bis c.p.).

Il PM ha ancora aggiunto "Non posso accettare che si continui a speculare impunemente perfino su vicende che tanto incidono anche sulla mia vita personale e familiare".

L'articolo di Sgarbi prendeva spunto dalla divulgazione delle intercettazioni di Salvatore Riina mentre era detenuto, durante le quali il boss corleonese aveva anche minacciato di morte lo stesso pm, sottoposto al massimo livello di sicurezza.

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