Venerdì, 20 Luglio, 2018

Epatite c, in italia diminuisce la

Virus epatite C Virus epatite C +CLICCA PER INGRANDIRE
Moreno Priola | 22 Giugno, 2018, 17:30

Precorrendo l'obiettivo dell'OMS fissato per il 2030, gli scienziati italiani prevedono di ridurre del 65% le morti correlate entro il 2022.

La lotta per sconfiggere il virus HCV in Italia è piuttosto recente: nel 2015 l'Aifa (Agenzia italiana del farmaco), ha autorizzato la diffusione del primo farmaco, il Sofosbuvir, provvedendo anche alla sua distribuzione gratuita presso 50 mila malati di Epatite C grazie a un sostegno governativo di 500 milioni di euro. Una notizia che ovviamente porta ad inorgoglire la sfera sanitaria nostrana nonché un traguardo che sarà possibile raggiungere "grazie a un approccio universalistico e solidale unico al mondo, considerando oltretutto il significativo numero dei casi". Lo afferma uno studio coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità pubblicato dalla rivista Liver International, secondo cui però servono screening mirati per riuscire ad eliminare completamente il virus. La conclusione è che risulta fondamentale mantenere alto il numero delle persone in terapia con uno screening mirato su particolari gruppi della popolazione con maggiore probabilità di contrarre il virus, scovando così il sommerso. Proseguendo di questo passo, dunque, entro il 2030 si potrà assistere all'eliminazione definitiva del virus e l'Italia potrebbe ricoprire un record importante, ovvero essere uno dei primi Paesi a sconfiggere l'epatite C. Per riuscirci, tuttavia, occorre individuare tutti i soggetti che non sanno di aver contratto l'infezione e aumentare il numero dei trattamenti. Secondo le ipotesi più positive, entro il 2028 i pazienti affetti dal virus scompariranno ma resteranno ancora coloro che non sanno di aver contratto l'epatite C. Da qui l'esigenza di uno screening mirato a determinate categorie di popolazione come tossicodipendenti e carcerati. "I risultati ottenuti - afferma Mario Melazzini, Direttore Generale dell'Aifa - supportano da un punto di vista scientifico la politica già messa in atto nel 2017: trattare tutti i pazienti con infezione cronica da HCV (indipendentemente dal danno epatico) produrrà importanti guadagni, in termini di salute delle persone con questa infezione, ma anche in termini di riduzione dei costi diretti e indiretti attesi da parte del Servizio Sanitario Nazionale". I pazienti diagnosticati con HCV rappresentano infatti solo la parte visibile dell'iceberg dei pazienti infetti. La coorte PITER è considerata un campione rappresentativo di pazienti che non hanno restrizioni di accesso al trattamento e che godono dei criteri di rimborso del sistema sanitario.

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