Martedì, 23 Ottobre, 2018

Mastandrea: "Gli alieni? Mi piacciono solo quelli umani"

Paola Randi racconta una scena di Tito e gli alieni Recensione del film : '' Tito e gli alieni ''
Calogero Calderone | 10 Giugno, 2018, 14:26

I temi di questo secondo lavoro si fanno più intimi. "Una terra desolata come la Luna dell'Orlando Furioso, un luogo dove l'Umanità ritrova quello che ha perduto - continua". È ciò che vive il professore, e qui Valerio Mastandrea è proprio Valerio Mastandrea nelle sue parti più riuscite, quelle dell'uomo che si è perso e fatica a ritrovarsi: inadeguato, spaesato, arruffato, chiuso in un mondo tutto suo; le parole solo quelle indispensabili. Da anni lo scienziato languisce su un divano azzurro, in un paesaggio lunare del Nevada (lui, così stralunato!), ai confini niente meno che con l'Area 51, sotto un'antenna che dovrebbe captare le voci dall'universo.

Capisco che la regista volesse raccontare come il dolore per una perdita possa portarti a fondo ma che possa essere sanato e la vita possa riprendere, ma queste cose le abbiamo già, troppe volte, viste.

Con loro, ci siamo anche noi spettatori sul volo Capodichino-Las Vegas, affascinati dalla sequela di incredibili alberghi di lusso che costeggiano la celebre Strip... Avviliti, urlano e litigano in un napoletano vivo che contrasta con l'abbandono del posto, buttandosi addosso le proprie frustrazioni e facendoci ridere nonostante siano arrabbiati davvero.

Per farlo, però, non si trascurino - al pari delle splendide location scelte - le radici napoletane, tanto care alla regista ("Io amo molto Napoli, avevo girato lì anche il mio primo film").

Gli alieni del titolo sono reali o fantasticati?

Paola Randi non tenta mai il confronto diretto con i suoi altissimi referenti, ma li omaggia in maniera intelligente manifestando un profondo affetto per quegli umori cinematografici.

Tito e gli alieni per la tematica che è alla base del film potrebbe essere considerato un film afferente alla categoria della science fiction, si pensi ad esempio ad altre pellicole di produzione prevalentemente a stelle e strisce che perseguono la meta del contatto con una realtà altra, che sia il mondo alieno o una diversa dimensione (uno su tutti il filosofico Contact interpretato da Jodie Foster nel 1997).

Gli scenari evocati dalla Randi rispettano le regole dell'immaginario americano: sono figli del cinema on the road, ma l'unico viaggio che compiono è all'interno della complessità dell'animo umano, delle fragilità che ognuno di noi coltiva in silenzio, finendo per assomigliare piuttosto ai resti di una decomposta fiera, di un dismesso Luna Park di frontiera.

Il film arriva nelle sale sei mesi dopo la sua presentazione al Torino Film Festival e dopo aver vinto il premio per la regia e migliore attore protagonista al Bif&st 2018.

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