Giovedi, 16 Agosto, 2018

Scoperta la madre di tutte le lucertole

Scoperta la madre di tutte le lucertole Ricostruzione di Megachirella nel suo ambiente. Disegno del paleoartista milanese Davide Bonadonna per il Muse di Trento
Bortolo Musarra | 01 Giugno, 2018, 14:43

È quanto emerge dalla ricerca paleontologica internazionale "The origin of squamates revealed by a Middle Triassic lizard from the Italian Alps" che, grazie alle ultime tecniche nel campo dell'analisi 3D, è risucita a risalire alle origini di un piccolo rettile, il "Megachirella wachtleri", vissuto circa 240 milioni di anni fa nelle attuali Dolomiti.

"L'esemplare è 75 milioni di anni più vecchio rispetto a quanto pensavamo che fossero le più antiche lucertole fossili del mondo intero", ha spiegato Tiago Simões, autore principale e dottorando del Dipartimento di Scienze Biologiche dell'Università dell'Alberta. Il fossile è stato così virtualmente separato dalla roccia e ricostruito in 3D: i suoi tratti anatomici, confrontati con quelli di altri rettili, dimostrano che si tratta della lucertola più antica al mondo, la capostipite dei rettili squamati (lucertole e serpenti) che si sarebbero originati oltre 250 milioni di anni fa, prima della più pesante estinzione di massa della storia.

Una lucertola di 240 milioni di anni. La scoperta - che retrodata di almeno 75 milioni di anni la diversificazione dai primissimi rettili comparsi sulla Terra della stirpe degli squamati - è opera di un gruppo internazionale e interdisciplinare di scienziati, fra i quali ricercatori del Museo delle scienze (MUSE) di Trento, del Centro internazionale di fisica teorica "Abdus Salam" di Trieste, del sincrotrone Elettra di Trieste e del Centro Fermi di Roma, che firmano un articolo su "Nature", che dedica a Megachirella anche la copertina. "Questo rettile costituisce una chiave per la comprensione di una vicenda evolutiva che ha condizionato per sempre la storia della vita su questo pianeta".

Oggi il nostro pianeta è abitato da circa 10.000 specie di lucertole e serpenti, quasi il doppio delle specie di mammiferi. Per comprenderne meglio l'anatomia, l'esemplare è stato analizzato mediante microtomografia computerizzata a raggi X (microCT) presso il Laboratorio Multidisciplinare dell'Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) in collaborazione con Elettra - Sincrotrone Trieste. Questa tecnica, simile alle TAC ma capace di produrre immagini con un dettaglio di gran lunga maggiore, ha consentito di produrre un modello virtuale 3D delle parti esterne e interne dei campioni analizzati e di separare virtualmente il fossile dalla matrice rocciosa, osservandone le diverse componenti. Nonostante questa diversità, fino a ora, l'origine e le prime fasi dell'evoluzione di questi rettili erano rimaste avvolte nel mistero. I dati ottenuti sono stati integrati nel più grande dataset mai compilato comprendente lucertole, serpenti e loro stretti parenti e analizzati grazie a metodi all'avanguardia. "Le analisi hanno permesso di svelarne caratteristiche morfologiche finora sconosciute", ha aggiunto. "Appena abbiamo visualizzato i risultati dell'analisi, ci siamo resi conto che eravamo i primi, dopo milioni di anni, a poter osservare la faccia ancora nascosta di Megachirella, ossia quella inglobata nella roccia: una grande emozione" aggiunge Federico Bernardini, ricercatore dell'ICTP e del Centro Fermi. Grazie alla spettacolare ricostruzione di Megachirella in vita (vedi disegno all'inizio) - realizzata dal paleoartista milanese Davide Bonadonna - la ricerca ha conquistato la copertina della rivista Nature, che da vent'anni non dedicava tanto spazio a un "fossile italiano".

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