Lunedi, 20 Agosto, 2018

Tornano i dinosauri con Jurassic World

Matteo Regoli 11 giugno 2018- 13:00 Entra nel nostro canale di Telegram. Clicca qui. Entra nel nostro canale di Telegram. Clicca qui Matteo Regoli 11 giugno 2018- 13:00 Entra nel nostro canale di Telegram. Clicca qui. Entra nel nostro canale di Telegram. Clicca qui
Calogero Calderone | 11 Giugno, 2018, 16:03

I dinosauri ci sono, affascinano e allo stesso tempo spaventano, colonizzando uno spazio fortemente antropizzato e lasciando i luoghi abituali nei quali erano stati confinati: la paura si insidia nel quotidiano, trasformandolo, alterando e rendendo plausibile uno scenario futuro che automaticamente proietta nei prossimi capitoli della saga, che non potranno fare a meno di sfruttare una posta in gioco così alta. Il mondo è chiamato a decidere se salvare i dinosauri da una seconda estinzione o lasciarli morire. Nessuno dei personaggi però è davvero degno di nota.

Non bastassero la trama assolutamente sconclusionata e le idee 'prese a prestito' senza troppo ritegno dai primi due film della saga (la nostra recensione), nelle ultime ore è emerso che la versione attualmente in programmazione nelle nostre sale di Jurassic World - Il Regno Distrutto (Jurassic World: Fallen Kingdom) di Juan Antonio Bayona (The Impossible, The Orphanage) è stata anche deliberatamente censurata in alcune delle sequenze più violente (ricordiamo che è comunque classificato PG-13).

Unico luogo di respiro: la villa di Lockwood, dove conosciamo l'altrettanto unica sorpresa positiva del film: la piccola Masie, nipote di Lockwood e "identica" alla defunta figlia del magnate. Ma qui c'è dell'altro. Arrivati sull'isola, scoprono che la missione segreta per salvare i dinosauri voluta da Benjamin Lockwood (James Cromwell), ricco imprenditore ex socio di John Hammond nella creazione di Jurassic Park, ha preso una piega del tutto diversa: commerciale. Il vulcano dell'isola si è risvegliato minacciando di cancellare qualsiasi forma di vita che l'abitasse e mettendo la nostra civiltà davanti ad un nuovo dilemma morale.

Jurassic World è ad oggi il quinto miglior incasso di sempre al box office mondiale. Questo è decisamente un bene, perché significa che il regista (non un mestierante, d'altronde) è riuscito a dare al suo film un'identità forte, mescolando le carte in tavola in modo originale e non troppo scontato, per un lavoro che si inserisce in un sottogenere e in una identità particolarmente definita. Su tutte, domina la sensazione che troppa carne al fuoco abbia finito con il diminuire l'effetto sullo spettatore. Tutte le tematiche affrontate arrivano annacquate, e non dalla pioggia che scorre copiosa ogni volta che la situazione si fa disperata: l'amore mai sopito tra Claire e Owen, il filo mai spezzato che lega Owen a Blue (mia più grande delusione), l'etica della salvaguardia delle specie, la pericolosità della genetica.

Senza tanti giri di parole, va detto che siamo ancora bel lontani dalla carica suggestiva del primo, indimenticabile "Jurassic Park" (che compie venticinque anni proprio quest'anno).

Che sia spettacolare, visto anche l'incredibile budget del film, non c'è neanche da dirlo, ma questa moltiplicazione di effetti speciali si paga con una notevole perdita di credibilità.

A nostro avviso si, anche se la trama non è avvincente come il primo film della serie, che quest'anno festeggia i 25 anni di età, la pellicola per molti aspetti ne riprende questioni etiche e idee che ne hanno decretato il successo. Che l'attesa riparta... sperando sempre di evitare l'estinzione.

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