Lunedi, 23 Luglio, 2018

Regno Unito, Boris Johnson si è dimesso da ministro degli Esteri | Brexit

Il ministro inglese per la Brexit David Davis Il ministro inglese per la Brexit David Davis +CLICCA PER INGRANDIRE
Evandro Fare | 10 Luglio, 2018, 13:27

"Il sogno della Brexit sta morendo, soffocato da dubbi inutili".

Il primo ministro ha preso la decisione al termine di un incontro con altri membri del partito conservatore.

Secondo fonti citate dal quotidiano britannico The Guardian, Davis ha confidato ad amici di non poter sostenere la linea della premier, che prevede la creazione di un'area di libero scambio tra Unione Europea e Regno Unito sulla base di regole comuni.

Il governo di Theresa May perde un altro pezzo.

La premier ha sostituito Davis con Dominic Raab, ex ministro per l'abitazione, noto per le sue posizioni euroscettiche. Stiamo cedendo troppo e troppo facilmente.

Johnson e Davis erano ministri chiave nell'ufficio della May, erano sostenitori di una "hard Brexit". Hunt è considerato un Tory 'moderato' sul dossier europeo, oltre che una figura leale verso la premier, mentre Johnson è da sempre uno dei capofila degli euroscettici.

Theresa May è appesa a un filo. L'addio di Johnson, invece, ha portato Jean-Claude Juncker a commentare ironicamente che l'allontanamento del ministro dimostra "chiaramente che c'era grande unità di vedute nel governo britannico".

"La Brexit dovrebbe essere relativa a opportunità e speranza".

Entrambi i licenziamenti sono collegati ai disaccordi nel governo che si sono aggravati nei giorni scorsi per quanto riguarda l'approccio alla Brexit.

Concessioni interpretate da diversi deputati della corrente dei falchi come un cedimento, ma su cui inizialmente la premier sembrava aver ricomposto una sia pur fragile unanimità in seno al gabinetto, ora rotta da Davis. Con tanto di scenario incombente di elezioni anticipate. Con molti osservatori che danno già per scontata una sfida imminente alla leadership Tory della May. "Il Partito Conservatore è ormai nel caos", commenta fra gli altri il presidente del consiglio nazionale del Labour, Ian Lavery. Né manca chi, dalla trincea dei "remainer" più irriducibili, rilancia alla fine di tutto il processo anche lo scenario di un referendum bis sulla Brexit.

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