Domenica, 16 Dicembre, 2018

Tria, no ad aggiustamenti forti, rallentano economia

Il commissario Ue agli Affari Economici Pierre Moscovici con il ministro dell’Economia Giovanni Tria Il commissario Ue agli Affari Economici Pierre Moscovici con il ministro dell’Economia Giovanni Tria
Quartilla Lauricella | 15 Luglio, 2018, 19:55

E' probabile che il gap di 0,3 si colmi, e se non si colma vedremo, discuteremo a consuntivo, a primavera", ha spiegato Tria, assicurando che "non ci sarà nessun a inversione di tendenza per quanto riguarda l'aggiustamento strutturale. Quindi non c'è nessuna spesa aggiuntiva" ha detto il premier Giuseppe Conte, pur ammettendo che "il problema posto dal presidente Trump esiste. Il vicepresidente della Commissione Ue Dombrovskis è tornato sull'incontro di ieri e ha spiegato che "con Tria abbiamo parlato degli sviluppi economici e di bilancio" dell'Italia, dato che le previsioni pubblicate ieri "mostrano un rallentamento, e abbiamo menzionato le implicazioni sul bilancio, ma serve altro lavoro in questo campo sia per quest'anno che per la preparazione del progetto di legge di bilancio 2019".

Sono 15 i miliardi che l'Italia dovrà pagare all'Unione Europea.

L'aggiustamento del deficit in termini strutturali come chiesto nelle raccomdazioni da Bruxelles è pari allo 0,6% del Pil per il 2019, poco più di 10 miliardi di euro. Ma "il problema è che in un momento di rallentamento dell'economia non si possono fare aggiustamenti troppo forti che rischiano di essere prociclici, nel senso di accentuare il rallentamento dell'economia".

L'obiettivo è quindi quello di far crescere la quota di investimenti pubblici rispetto alla spesa corrente, ovvero limitare fortemente la spesa corrente per ampliare il più possibile gli investimenti: "quello è il centro della manovra di politica di bilancio" ha incalzato. "I grandi investitori istituzionali stanno, infatti, attendendo con ansia gli obiettivi di finanza pubblica per i prossimi 3 anni che il Tesoro sarà costretto a mettere nero su bianco a settembre nella Nota di aggiornamento al Def. L'allontanamento del ministro Tria sarebbe per molti operatori la solenne constatazione che l'Italia vuole allargare le maglie del deficit e tornare a far aumentare il debito pubblico". La misura e i tempi sono gli unici in discussione. "Si vedrà a consuntivo se abbiamo rispettato o no gli impegni con l'Ue", ha specificato il ministro dell'Economia.

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