Mercoledì, 19 Settembre, 2018

Il Parlamento Europeo ha approvato la controversa direttiva sui diritti d’autore

Il parlamento Ue Il parlamento Ue
Evandro Fare | 13 Settembre, 2018, 15:55

Nella giornata di oggi durante la riunione del Parlamento Europeo sono state approvate alcune modifiche proposte da Axel Voss agli articoli 11 e 13 della riforma originale, e che erano state chieste a gran voce anche dai giganti del web attraverso alcune campagne a difesa della libertà, come quella di Wikipedia.

Questa mattina il Parlamento Europeo ha approvato la proposta di direttiva sui diritti d'autore nel mercato unico digitale. Il secondo dà alle piattaforme la responsabilità del controllo sui contenuti pubblicati.

Dietro la pretesa di essere norme a favore dei "creatori di contenuti", e da poche ore anche "contro il terrorismo", se applicata la direttiva si tradurrà in alcune drastiche conseguenze per la forma e il funzionamento di internet. Il primo riconosce un giusto compenso a editori e giornalisti per l'utilizzo da parte dei motori di ricerca come Google delle loro notizie e la sottoscrizione di una licenza da parte delle piattaforme come Youtube per caricare contenuti audio e video. Scopo dichiarato: quello di tutelare i piccoli editori dalla condivisione dei contenuti sulle piattaforme digitali. Seppur modificati rispetto all'impianto originario, il testo degli articoli 11 e 13 è stato aspramente criticato da più parti.

La politica. Da Roma Luigi Di Maio si è scagliato contro l'Europarlamento: "È una vergogna, stiamo entrando in uno scenario da Grande Fratello di Orwell". Di "na pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini. E' vergognoso! Ha vinto il partito del bavaglio". Con la scusa della riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. "Oltre all'introduzione della cosiddetta e folle "link tax", la cosa più grave è l'introduzione di questo meccanismo di filtraggio preventivo dei contenuti caricati dagli utenti".

La direttiva garantisce che i proprietari di piattaforme non solo saranno costretti ad adempire alle richieste delle future leggi nazionali, ma che saranno particolarmente attentinel farla rispettare, perché verrebbero considerati, nel nuovo inquadramento, come responsabili di ogni infrazione del diritto d'autore dei propri utenti. Abbiamo scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine all'attuale far-west digitale.

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