Lunedi, 17 Dicembre, 2018

La sonnolenza diurna legata al rischio di ammalarsi di Alzheimer

Gli scienziati hanno stabilito legame tra sonnolenza diurna e Alzheimer Alzheimer, lo studio: sonnolenza durante il giorno aumenta rischio di ammalarsi
Moreno Priola | 12 Settembre, 2018, 12:53

Per Eccessiva Sonnolenza Diurna (ESD) si intende una sovrabbondante propensione al sonno, tale da ostacolare la gestione della vita quotidiana, che si fa sentire in situazioni inappropriate, ossia quelle in cui il desiderio di dormine non è naturale, perché l'organismo dovrebbe essere attivo, come ad esempio durante il giorno. O al contrario è possibile che gli accumuli stessi di beta-amiloide favoriscano i disturbi del sonno e/o la sonnolenza diurna.

Uno stato di sonnolenza diurno semplicemente può essere dovuto a un riposo insufficiente e non soddisfacente, escludendo chiaramente l'occasionale nottata insonne che diventa la spiegazione più plausibile ad un episodio isolato di sonnolenza diurna.

Ma avvertire sonnolenza diurna potrebbe anche essere associato al rischio di ammalarsi di Alzheimer: infatti chi di giorno si sente assonnato negli anni a venire ha un rischio triplo di presentare nel proprio cervello depositi di proteine tossiche tipiche della malattia, ovvero le placche di beta-amiloide. Lo studio è stato condotto tramite un'indagine epidemiologica basata su un campione monitorato nel corso degli anni. In particolare alcuni partecipanti dopo 16 anni sono stati sottoposti alla Pet, un esame specifico, per individuare se nel cervello vi fosse la presenza di questa proteina tossica.

Una nuova ricerca svela come la sonnolenza diurna sia una delle possibilità di soffrire in futuro di Alzheimer. In ogni caso i risultati di questo studio potrebbero rappresentare un passo in avanti per la comprensione dei meccanismi di insorgenza dell'Alzheimer, in quanto se si stabilisse con certezza che i disturbi del sonno effettivamente passono aumentarne il rischio, allora il trattamento dei pazienti che soffrono di insonnia potrebbe impedire lo sviluppo di questa malattia. Lo scienziato ha aggiunto che questo conferma solo l'ipotesi che il poco sonno possa contribuire allo sviluppo della malattia.

Gli studiosi, coordinati dal professor Adam P. Spira, docente presso il Dipartimento di salute mentale dell'ateneo statunitense, sono giunti a questa conclusione dopo aver analizzato i dati di pazienti coinvolti nel Baltimora Longitudinal Study of Aging (BLSA), la cui condizione fisica è stata valutata sin dal 1958.

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