Mercoledì, 21 Novembre, 2018

Dopo 150 anni chiude la Pernigotti

Pernigotti, chiude lo stabilimento di Novi Ligure Pernigotti chiude la storica fabbrica di Novi Ligure
Quartilla Lauricella | 09 Novembre, 2018, 09:46

Ai microfoni di Radio Capital, Tiziano Crocco, sindacalista della Uila dcommenta: "Ci è stato comunicato all'improvviso che l'azienda non era più interessata allo stabilimento di Novi Ligure". Il "qualcuno" è la famiglia turca Toksoz, proprietaria del gruppo Sanset che partendo dal settore farmaceutico si è espanso nel corso degli anni anche a quello alimentare, acquisendo nel 2013 la storica azienda dolciaria novese. "Capiamo perfettamente lo stato d'animo dei dipendenti e non li lasceremo soli in questo momento di crisi", commentano il sottosegretario al lavoro Claudio Durigon e il capogruppo alla camera della Lega Riccardo Molinari che ricordano come "ci siamo attivati per convocare un tavolo di crisi e, grazie anche al ministro Di Maio, il 15 novembre a partire dalle 10.00 ci incontreremo al Mise". Già la crema spalmabile, ad esempio, è prodotta interamente sul Bosforo. E' un periodo molto fiorente ma la vera svolta arriva qualche anno più tardi, nel 1927 quando viene avviata per la prima volta la produzione industriale del gianduiotto, il nobile cioccolatino a forma di barca rovesciata nato ufficialmente a Torino nel 1865 e arricchito con l'inconfondibile sapore delle nocciole gentili delle Langhe.

Speranze che i due fratelli Toksoz tornino sui loro passi?

Stefano Pernigotti ha aperto la sua piccola drogheria nel centro di Novi Ligure nel 1860; 8 anni dopo, la drogheria diventa fabbrica, nel 1882 i Pernigotti diventeranno i fornitori di prodotti di pasticceria degli allora regnanti e potrà fregiarsi dello stemma dei Savoia (mantenuto nel logo fino al 2004).

Un centinaio i lavoratori destinati a perdere il posto.

Poi il passaggio di mano dai siciliani Averna al gruppo turco Tuksoz; tante le promesse, l'entusiasmo ma, alla fine, "nemmeno un euro investito" (in produzione, almeno; investimenti si rilevano solo sul settore pubblicitario) accusa il sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere.

"Vogliono licenziare e chiedere la cassa integrazione per cessazione di attività appena reintrodotta tramite il decreto Genova". Da lì in aventi il marchio si afferma come una delle più grandi realtà dolciarie del Paese.

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