Mercoledì, 21 Novembre, 2018

Figo e Mancini: "Una delle persone che più mi hanno umiliato..."

Luis Figo duro attacco a Roberto Mancini Fonte Getty Images
Iona Trifiletti | 07 Novembre, 2018, 05:59

Sono le parole di Luis Figo, opinionista, che ripercorre in un'intervista rilasciata a Dazn i quattro anni che l'hanno visto in Italia con la maglia dell'Inter, descrivendo il rapporto con alcuni dei protagonisti principali della sua avventura nerazzurra. Il campione portoghese, nel giorno del suo 46esimo compleanno, parla lungamente della sua parentesi milanese. Per affetto lo chiamo papà, è stata una persona importante per me, non solo a livello sportivo, ma anche personale. È rimasta un'amicizia molto forte con lui e con la sua famiglia. "Ha un grande rapporto con lui, bellissimo giocarci insieme". Ibrahimovic? Un campione. Carattere difficile da capire, il suo ego è più grande della Tour Eiffel, ma è un grande: "peccato non abbia potuto vincere la Champions League o premi individuali, però ha vinto ovunque sia stato a livello collettivo, è un amico". Ma dove è stato ha vinto: "è un buon amico".

"Mancini? È stata una delle persone che più mi hanno umiliato nella mia carriera sportiva. Ma gli auguro il meglio, in questo momento occupa una posizione importante nel calcio italiano e spero che la Nazionale ritrovi il posto che merita". Andare all'Inter è stata una scelta coraggiosa.

Il primo in un Inter Fiorentina, quando il tecnico lo mandò in campo a due minuti dal triplice fischio, il secondo nel ritorno di Champions a Liverpool, quando si rifiutò di entrare alla mezz'ora della ripresa dopo un lunghissimo riscaldamento e sul risultato di 1 a 0 per i Reds dopo che già all'andata l'Inter aveva rimediato un brutto 2 a 0. "Eravamo fortissimi e sono stato felice di aver preso questa decisione".

L'addio al calcio -"È stato bellissimo perché non c'è stato nulla di programmato". E' stato il momento migliore per finire così, rispetto ad avere una festa programmata. Il calcio? Non mi manca, ho lasciato al momento giusto. Volevo dire addio un anno prima, ero saturo, ma poi è arrivato Mourinho e sono rimasto ancora una stagione perché volevo lavorare con José. "Poi mentalmente e fisicamente ho detto basta".

L'INTER DI OGGI - "Spero che il club sia tornato su quella scia, non lo so". Ora è un'incognita sapere fino a che punto Suning conosca e investa nella squadra.

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