Lunedi, 10 Dicembre, 2018

Matteo Salvini provoca ancora Di Maio sugli inceneritori

Sul Fatto del 17 novembre – No dell’Ue. Pronti i ricorsi alla Consulta per la violazione del pareggio di bilancio Fico: schiaffo alla Campania dire che servono altri inceneritori
Evandro Fare | 18 Novembre, 2018, 07:39

Lo ha detto il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio al suo arrivo a Vivite, il festival del vino cooperativo. Era come se il leader della Lega volesse parlare di corda in casa dell'impiccato.

Di Maio ha reagito subito con una dichiarazione piuttosto "forbita", si fa per dire, che sostanzialmente è una replica secca e piccata: non se ne parla proprio! Noi abbiamo un ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, che è un generale dei carabinieri, che è campano e conosce la Camorra e tutto il ciclo dei rifiuti campano. In gergo calcistico, si potrebbe dire: si è di nuovo rifugiato in corner.

Poi ci sono state sistemazioni continue, fino all'ultima riga dei decreti, sui condoni fiscali ed edilizi, con l'affare di Ischia collegato un po' troppo forzatamente all'intervento sulla tragedia del ponte di Genova. Bisogna fare delle strutture perché in Lombardia ci sono 13 termovalorizzatori che producono energia, e in Campania uno? "Quando si è scritto il Contratto di governo, non mi pare che nessuna delle due forze politiche abbia insistito per mettere gli inceneritori, anzi io ero anche rincuorato dal fatto che Matteo Salvini è stato dietro gli striscioni 'no inceneritorì in molte parti d'Italia", ha poi osservato (Il Messaggero). Per la classe dirigente pentastellata serve una scossa, che si rende necessaria nel Mezzogiorno del Paese, dove il 4 marzo aveva conquistato quasi un voto su due. È questo il commento di Silvia Piccinini capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo alle recenti dichiarazioni del ministro Matteo Salvini sull'utilità degli inceneritori. A questo punto ci domandiamo quale sia la posizione delle segreterie locali del partito di Salvini in Toscana, a cominciare da quelle che si occupano del territorio su cui sorge l'impianto di Scarlino.

E', in tutti i casi, una partita specularmente sgangherata: da un lato, c'è la fragilità di un governo, come quello italiano, che ha una classe politica di autentici improvvisatori e che ha alleati contati e infidi in Europa; dall'altro, ci sono i "tecnosauri" dell'austerity e dei "conti a posto", di quelli che, con la scelta neoliberista del pensiero unico, hanno contribuito a provocare insieme agli americani la crisi del 2007 e poi a non risollevarsi più, in modo vero e reale, producendo sacche di povertà, disparità sociali insopportabili, disoccupazione, precarietà e pure nascondendo sotto il tappeto qualche voragine, qualche tonnellata di prodotti derivati e altre raffinatezze finanziarie che gravano sulle banche, anche e soprattutto su quelle tedesche, che alla fine dovranno inevitabilmente venire alla luce.

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