Mercoledì, 21 Novembre, 2018

Midterm a parte, JPMorgan guarda già molto, ma molto avanti

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Evandro Fare | 08 Novembre, 2018, 02:10

Se combiniamo questi due elementi con gli exit poll pubblicati dalla CNN ieri sera, si comprende come si sia configurata tale situazione: circa il 67% della popolazione ha dichiarato che Donald Trump è stato il tema principale o uno dei principali temi che hanno indirizzato il suo voto. Se ne aprono altri due tutti da scrivere: a urne ancora aperte il magnate ha spiegato che a lui "piace andare d'accordo con gli altri e penso che ora potranno accadere molte cose".

Che sono stati "chiaramente respinti" al Senato "per la loro gestione dell'udienza Kavanaugh", ha proseguito Trump facendo riferimento al giudice Brett Kavanaugh, incaricato alla Corte suprema nonostante le accuse di aggressioni sessuali rivoltegli da varie donne.

"NAZIONE DIVISA, TROVIAMO TERRENO COMUNE" - "Non abbiamo bisogno di un'elezione per sapere che siamo una nazione divisa, ed ora abbiamo anche una Washington divisa". Ha battuto il deputato repubblicano uscente Kevin Yoder. Esattamente a metà strada tra una campagna presidenziale vinta e l'altra che si andrà ad affrontare, questo tipo di elezione coagula di norma lo scontento verso l'operato del "commander in chief" piuttosto che esaltarne il consenso. A cominciare da Alexandra Ocasio-Cortez che a soli 29 anni è diventata la più giovane della storia statunitense a entrare in Congresso.

Quali sono stati i risultati delle elezioni midterm 2018?

Così funziona il liberismo e così sta trionfando: svuotando la democrazia, rendendo irrilevante la voce del popolo e sostituendola con sondaggi-truffa, gossip e approssimazione, tutti gestiti da ben pagati propagandisti che fanno finta di essere scienziati e intellettuali mentre sono solo dei servi fedeli. E soprattutto Trump e i suoi, col sostegno dei movimenti evangelici, hanno vinto in Florida, Iowa e Ohio, swing states dove tra meno di due anni si giocherà la partita della rielezione.

Native americane e ispaniche - Così come Sharice Davids, in Kansas, e Deb Haaland, in New Mexico, sono le prime native americana ad approdare al Congresso, anche in questo caso per i democratici. "Si tratta di uno strumento troppo complesso, le persone non capirebbero", la risposta di Trump, che si è detto "non preoccupato" dall'indagine sul Russiagate: "Potrei licenziare tutti adesso, ma non voglio fermare", non voglio farlo "politicamente", ha spiegato Trump, definendo le indagini del procuratore speciale Robert Mueller come "una disgrazia", "un imbarazzo per il nostro Paese". In questa tornata elettorale gli statunitensi hanno votato per il rinnovo di 34 seggi alla camera alta (su 100).

Le prime musulmane - Sempre fra i democratici, da segnalare le prime deputate musulmane che hanno conquistato un seggio: alla Camera troveremo Rashida Tlaib, 42 anni, Michigan, e Ilhan Omar, 36 anni, Minnesota.

I quali potrebbero, più prudentemente, creare delle commissioni d'inchiesta per fare luce sulle iniziative prese dall'amministrazione Trump o che riguardano direttamente il presidente.

I dati ufficiali sono del Center for Women and American Politics (CAWP) di Rutgers: 61 le donne, nello specifico 41 democratiche e 20 repubblicane, che hanno tentato le primarie del proprio partito per la nomination alla carica di governatore. Fino a ieri il Partito Repubblicano e il presidente Trump controllavano Camera e Senato; dall'insediamento del nuovo Congresso, a gennaio 2019, controlleranno soltanto il Senato.

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