Mercoledì, 21 Novembre, 2018

Perché le elezioni Usa sono un referendum su Trump

Perché le elezioni Usa sono un referendum su Trump Al via l'Election Day negli Usa
Evandro Fare | 07 Novembre, 2018, 10:09

E in vista delle elezioni del 2020, gli esponenti dell'Asinello in cerca di un leader dovranno smontare la prevedibile narrazione di Trump che non mancherà di ripetere il mantra del presidente-vittima con le mani legate da un Congresso che non lo fa lavorare come vorrebbe. Questa radicalizzazione su fronti opposti è destinata a sopravvivere all'attuale amministrazione repubblicana, poiché queste profonde divisione politiche hanno il loro retroterra in ambienti economici e sociali completamente diversi e soprattutto in una visione culturale e del futuro degli Stati Uniti completamente opposta.

Con tutta la sua imprevedibilità e la sua politica di continue impressioni e sensazioni, che sembrano spesso poco razionali, Trump ha di fatto imposto una leadership che prima si è posta come anti-sistema, poi ha affrontato questioni geopolitiche in modo totalmente nuovo nei confronti dell'Europa in particolare.

Il partito repubblicano nelle elezioni di metà mandato ha perso il controllo della Camera dei rappresentanti, ma ha mantenuto (anzi rafforzato) il controllo del Senato. L'incertezza, comunque, resta reale. Due dati sono importanti: quello sul voto anticipato e quello sulle intenzioni di voto.

Lunghe code ai seggi e un'affluenza record rispetto a quella registrata nel 2010 e nel 2014 stanno caratterizzando queste votazioni di metà mandato negli Stati Uniti. Si può dire che ha pareggiato ai punti.

Ci sono in questa linea economica dei problemi che sono venuti a galla e che hanno risvegliato in un certo senso il Partito democratico. L'ultima stima prevede un guadagno per i democratici compreso tra i 25 e i 40 seggi, sufficiente quindi a riconquistare la maggioranza.

Nel congratularsi con Pelosi, Trump "ha apprezzato l'appello allo spirito bipartisan" fatto dalla leader democratica nel suo discorso della vittoria; ha scritto su twitter il vice capo dello staff di Pelosi.

E' un'America profondamente divisa quella che esce dalle elezioni di midterm. Seggi aperti già in 37 stati Usa e nel District of Columbia dove si trova la capitale federale Washington. I democratici hanno bisogno di almeno 51 voti per ottenere il controllo del Senato. In questo momento, dopo la sconfitta di Hillary Clinton nel 2016, il Partito democratico ha coinvolto soprattutto giovani, donne, uomini di colore, persone che si sono anche battute bene, che rappresentano una scelta giusta e che possono non più identificarsi con l'establishment, quell'identificazione che tanto ha nuociuto alla Clinton. "Nel quadro dei nostri sforzi per impedire le ingerenze su Facebook durante le elezioni, siamo in contatto regolare con le autorità incaricate dell'applicazione della legge, con esperti esterni e altre società in tutto il mondo", ha indicato Facebook in un comunicato, "Domenica mattina, le autorità incaricate dell'applicazione della legge ci hanno contattato a seguito di attività che hanno recentemente scoperto e che secondo loro potrebbero essere legate a entità straniere".

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