Lunedi, 10 Dicembre, 2018

Grenfell, l'ultima terribile chiamata di Gloria alla mamma

L'ultima chiamata di Gloria alla mamma dalla Grenfell Tower in fiamme L'ultima chiamata di Gloria alla mamma dalla Grenfell Tower in fiamme"Non voleva la sentissi morire"Altro
Evandro Fare | 06 Dicembre, 2018, 11:30

Una telefonata terribile che nessun genitore vorrebbe mai ricevere e l'amarezza di non aver potuto aiutare la propria figlia mentre si rendeva conto di non avere più scampo, perché i vigili del fuoco avevano rinunciato a salire per salvare le persone intrappolate agli ultimi piani della Grenfell Tower. Le ultime parole di Gloria, partita con Marco dall'Italia alla volta della Gran Bretagna con in testa il mito di Londra e in tasca il sogno di un futuro professionale migliore da giovani architetti, rivivono nella lettera come in un'eco lancinante: "Se il fuoco arriva qui mi butto dalla finestra, te lo giuro mamma, sono nel soggiorno e vedo fiamme dappertutto, stiamo solo aspettando". Oggi Emanuela Disaro e suo marito Loris Trevisan si ritrovano a dover rivivere quei drammatici momenti di fronte alle autorità inglesi che stanno indagando sul caso: la coppia, infatti, è stata chiamata a testimoniare su quanto accaduto alla figlia, fornendo alla polizia il racconto dell'ultima telefonata di Gloria. "Ci ha detto di essere forti". E poi mi ha detto che voleva interrompere la telefonata, "No, passami Marco". Lei mi ha risposto che stava parlando con suo padre. "Non voglio che mi senti morire, addio".

"Non ci credo che debba finire così - prosegue la voce della figlia nella memoria della madre, decisa a serbarne ogni sillaba anche a costo di continuare a infierire sul proprio cuore - non ci voglio credere". "A un certo punto Gloria mi ha detto che avrebbe messo giù il telefono, che non voleva che sentissi più nulla, e mi ha detto addio". La conversazione, come ricorda, è stata interrotta perché Gloria non voleva che lei sentisse le urla. Così Gloria Trevisan, 26 anni, ha detto "ciao" alla vita insieme al fidanzato Marco Gottardi. Ventidue minuti e poi il silenzio.

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