Giovedi, 21 Marzo, 2019

Terrorismo: blitz dei Ros, 15 fermi in Sicilia e Lombardia - Cronaca

Operazione Abiad terrorismo e immigrazione clandestina 15 fermi Tratta dei migranti e terrorismo, 15 fermi tra la Sicilia e Brescia
Evandro Fare | 10 Gennaio, 2019, 02:56

Con queste accuse i carabinieri del Ros di Palermo stanno eseguendo tra Sicilia e Lombardia, nelle province di Palermo, Trapani, Caltanissetta e Brescia, quindici fermi disposti dalla Dda del capoluogo siciliano.

Istigava al terrorismo, invocava la morte in nome di Allah e faceva apologia dello Stato islamico uno dei tunisini fermati dai carabinieri del ROS nell'ambito dell'inchiesta antiterrorismo della procura di Palermo, che ha portato a 15 arresti in tutta Italia. Da allora le indagini non si sono mai fermate, fotografando un'organizzazione criminale finalizzata al traffico di esseri umani che, nel medesimo contesto, aiutava ad espatriare soggetti ricercati in Tunisia anche per reati legati al terrorismo. Su Facebook sono state trovati video e foto che inneggiavano all'Isis e immagini di decapitazioni. La banda si finanziava attraverso i viaggi organizzati clandestinamente: con 2.500 euro era possibile raggiungere le coste trapanesi partendo dalla Tunisia a bordo di gommoni veloci. "Sussistono significativi ed univoci elementi per ritenere che l'organizzazione costituisca un'attuale e concreta minaccia alla sicurezza nazionale poiché in grado di fornire a diversi clandestini un passaggio marittimo occulto, sicuro e celere che, proprio per queste caratteristiche, risulta particolarmente appetibile anche per quei soggetti ricercati dalle forze di sicurezza tunisine, in quanto gravati da precedenti penali o di polizia ovvero sospettati di connessioni con formazioni terroristiche di matrice confessionale", scrivono nel provvedimento di fermo il procuratore aggiunto Marzia Sabella e i pm Calogero Ferrara e Claudia Ferrari, che hanno coordinato l'indagine.

Dalle investigazioni svolte è altresì emerso che il sodalizio criminale, dopo alcuni interventi repressivi subiti sia in Tunisia che in Italia, si è sempre dimostrato in grado di rigenerare la propria struttura logistica attraverso l'acquisizione di nuovi recapiti cellulari fittiziamente intestati a terzi e da destinare alle comunicazioni riservate tra gli associati, il reperimento/acquisto di nuovi potenti natanti off-shore da utilizzare per gli illeciti servizi di trasporto e il ripristino dei canali di commercializzazione dei tabacchi contrabbandati dalla Tunisia, attività questa ultima operata con la preziosa collaborazione di fedeli sodali palermitani. Nel profilo Facebook sono stati trovati video di esecuzioni capitali fatte dal boia di Daesh noto come Jihadi John. Scoperti anche suoi contatti con profili di altri estremisti islamici. L'uomo - secondo il racconto del pentito - sarebber "ricercato in Tunisia per aver sparato a personale della guardia costiera tunisina e per tale motivo avrebbe da scontare 21 anni di carcere in quel Paese e per quanto mi è stato detto nel 2011, nel corso della rivoluzione tunisina, sarebbe evaso". "Una volta - ha detto - un gommone è riuscito a scappare e a bordo c'erano anche tre 'barboni' indicati come terroristi; nel giugno del 2016 ho incontrato un tunisino di nome Ahmed e so per certo che è ricercato in Tunisia per terrorismo ed è arrivato in Italia da qualche mese". Attualmente dovrebbe vivere a Palermo insieme a suo fratello più giovane e a una ragazza di nome Ameni, forse tunisina. "Ha aiutato diversi terroristi a espatriare pare verso l'Italia e per questo motivo - ha spiegato - ritengo che sia egli stesso un terrorista".

Le attività d'indagine, effettuate anche attraverso un mirato monitoraggio di alcuni profili social, hanno permesso di verificare che uno degli indagati, oltre a svolgere mansioni direttive del sodalizio e a custodirne la "cassa comune", gestiva, mediante lo strumento informatico, una "intensa attività d'istigazione e di apologia del terrorismo di matrice islamista, inserendosi nel network globale della propaganda e promuovendo gli efferati messaggi dell'organizzazione terroristica Daesh", dicono ancora gli inquirenti.

L'associazione, stabilmente operante in Italia e in Tunisia con una rete alimentata dagli ingenti proventi dell'attività, curava anche l'espatrio di criminali in fuga dalla Tunisia e il contrabbando di tabacchi, distribuiti nel territorio palermitano grazie alla mediazione degli associati italiani. Altri sette indagati risultano latitanti.

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