Lunedi, 25 Marzo, 2019

Brexit, bocciato di nuovo l’accordo: cosa succede ora

Brexit, bocciato l'accordo May-Ue. Verso nuove elezioni: che cosa succede ora Brexit, nuova bocciatura: Londra ad un passo dal "divorzio senza accordo"
Quartilla Lauricella | 13 Marzo, 2019, 19:10

L'accordo per la Brexit è stato nuovamente affossato alla Camera dei Comuni con una maggioranza di 149 voti.

Con una voce molto rauca, forse l'esito del lungo negoziato notturno, May ha detto che lascerà libertà di coscienza ai Tory nel voto sul 'no deal'; ma l'uscita senza accordo sembra uno scenario remoto perché la Camera già in passato aveva detto di non volerlo perché sopprimerebbe il periodo di transizione fissato dall'accordo fino a dicembre 2020 e le società britanniche sarebbero costrette a commerciare con il resto dei Paesi secondo le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio. Per permettere ai deputati di fare una scelta oculata, il governo pubblicherà informazioni sul modo in cui intende procedere sulla questione delle tariffe e su quella dell'Irlanda del Nord, che in questo caso, ironia della sorte, si troverebbe ad avere quel confine fisico con la repubblica irlandese che da anni (quasi) tutti cercano di evitare.

La bocciatura dell'accordo sulla Brexit aprirà le porte a un nuovo voto che si terrà, come previsto, nella giornata di oggi, e durante il quale il Parlamento britannico dovrà scegliere se lasciare l'Ue con o senza accordo. All'inquilina di Downing Street, non è bastato il balsamo dei tre documenti allegati agli accordi di novembre concessi in extremis negli ultimi colloqui di Strasburgo dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, a nome dei vertici Ue.

Brexit, bocciato l'accordo May-Ue. Verso nuove elezioni: che cosa succede ora

Qualora i deputati escludessero una 'hard brexit', giovedì potranno decidere se chiedere a Bruxelles una proroga della data di divorzio. "I nostri preparativi per il no deal ora sono più importanti che mai". Il problema è che serve l'unanimità dei 27 stati membri. L'approvazione della mozione del governo non esclude quindi un'uscita 'disordinata' in una data successiva al 29 marzo. Oggi altro voto e altra incertezza per quella che, ormai, è stata definita "la valuta più difficile da negoziare". L'Unione Europea, ha aggiunto, "si aspetta una giustificazione credibile per una possibile estensione" della permanenza del Regno Unito e "della sua durata". A quanti giungeranno nel Regno Unito dopo il 29 marzo 2019 verrà riservato diverso trattamento, basato sulla legislazione nazionale britannica in materia di immigrazione e su principi di reciprocità con la situazione dei britannici residenti nei Paesi di provenienza degli interessati.

Documenti "vincolanti", nelle rassicurazioni delle parti, per allontanare i timori di molti - unionisti di Belfast in primis - su un futuro ingabbiamento britannico nel meccanismo del backstop (la clausola di garanzia del mantenimento post Brexit di una frontiera aperta fra Irlanda e Irlanda del Nord, nel rispetto dello storico trattato di pace del Venerdì Santo 1998). I cittadini britannici che vivono e che lavorano in Italia sono stati invitati ad iscriversi all'Ufficio Anagrafe del proprio Comune italiano di residenza prima del 29 marzo 2019.

Altre Notizie