Lunedi, 20 Mag, 2019

Libia, Trump chiama Haftar: "servono pace e stabilità"

Attorno a Tripoli si continua a combattere Cosa sta succedendo in Libia?
Evandro Fare | 21 Aprile, 2019, 00:21

Gli scontri sono cominciati il 4 aprile scorso. Il Pentagono ha smentito a metà: "Una soluzione militare non è quello di cui ha bisogno la Libia", ha infatti risposto il ministro della Difesa, Patrick Shanahan, ai giornalisti che gli chiedevano se gli Usa sostenessero l'avanzata del generale su Tripoli. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu non è riuscito intanto a trovare il compromesso su una bozza di risoluzione elaborata dalla Gran Bretagna che chiedeva un immediato cessate il fuoco e l'impegno per la fine delle ostilità.

Dopo Francia, Russia, Egitto ed Emirati arabi uniti, anche gli Stati Uniti sembrano ravvicinarsi al generale Khalifa Haftar, nonostante che il comandante militare libico sia entrato in rotta di collisione con il governo del presidente al Sarraj, che è sostenuto dall'Onu, e con gli sforzi di mediazione di Ghassam Salame, l'inviato speciale per la Libia delle Nazioni Unite.

Le Forze di protezione del Sud, parte delle milizie di Tripoli fedeli al Governo di accordo nazionale, hanno annunciato di avere il controllo sulla base aerea di Tamanhint a Sabha e di aver compiuto nella mattina raid sulla base di Giofra, distretto a sudest della capitale, occupato in parte dalle milizie di Haftar. Delle brave persone ci hanno aiutato ad andare via dalla zona, ma il dolore è vedere la mia casa bombardata.

Attorno a Tripoli si continua a combattere

Dopo i combattimenti alle porte della città, ieri è arrivato anche il primo lancio di missili sui quartieri di Tripoli.Almeno sette fortissime esplosioni hanno scosso il centro della capitale libica, nel distretto di Abu Slim, cinque i civili rimasti uccisi, ma si tratta di un bilancio pèrovvisorio considerando le decine di feriti. Inoltre, circa 3 mila tra migranti e rifugiati restano ancora bloccati nei centri di detenzione vicini alle aree della battaglia. Su piazza dei Martiri, i manifestanti, alcuni con i gilet gialli, hanno innalzato striscioni per denunciare il rischio di una "militarizzazione" dei processi politici nel Paese. Io sono dovuto andare via da casa mia, non ho piu' una casa, un'auto o altro.

"Tra le vittime ci sono anche 40 donne morte in seguito a violenza sessuale - prosegue Aodi - e 15 professionisti della sanità". La situazione negli ospedali continua a peggiorare, manca praticamente tutto.

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