Lunedi, 17 Giugno, 2019

Boris Johnson sfida l'Ue: "Non pago il divorzio da Bruxelles"

L'analista conservatore Johnson mente la sua Brexit è impossibile 'Una Brexit migliore o non pago', Boris Johnson sfida l'Ue
Evandro Fare | 12 Giugno, 2019, 02:11

Boris Johonson, il favorito nella corsa come inquilino di Downing Street, sbatte i pugni sul tavolo: in una intervista comparsa ieri sulle colonne del Sunday Times, l'eccentrico ex sindaco di Londra ed ex capo del Foreign Office (il ministero degli Esteri inglese), rilancia la sua candidatura, puntando su un ruolo di garanzia per il rispetto del risultato del referendum sulla Brexit del 2016 e della separazione del suo Paese entro la data del prossimo 31 ottobre dai 27 paesi dell'Unione.

Ci mancava lo spaccone bis, quello che sembra deciso a fare da sponda ai disegni di Trump che vuole un Regno Unito nemico dell'Europa: Boris Johnson avverte l'Ue: se diventasse nuovo premier britannico, rifiuterebbe di pagare i circa 39 miliardi di sterline (oltre 40 miliardi di euro) di conto per il divorzio, senza un nuovo accordo sulla Brexit.

Johnson, da sempre tra i principali alfieri della Brexit, ha avvertito: "I nostri amici e partner devono capire che non pagheremo fino a quando non ci sarà più chiarezza sul percorso da seguire".

Per il resto, BoJo evita atteggiamenti troppo radicali sulla scena interna. Mentre fra gli avversari crescono per ora solo parzialmente, in vista delle votazioni parlamentari delle prossime due settimane e del successivo ballottaggio fra gli iscritti, le quotazioni di alternative moderate tipo quella di Rory Stewart. Soluzioni che Hunt presume in particolare di poter rinegoziare a tu per tu con Angela Merkel. Una situazione resa ancora più imbarazzante da degli articoli dell'epoca in cui sul Times Gove chiedeva pene più severe per i consumatori di droga.

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