Mercoledì, 08 Aprile, 2020

Il Sinodo dell'Amazzonia in Vaticano per ricordare la tragedia degli Indios

Sindo Amazzonia Il Sinodo dell'Amazzonia in Vaticano per ricordare la tragedia degli Indios
Evandro Fare | 07 Ottobre, 2019, 13:48

Ma per "essere fedeli a questa nostra chiamata, alla nostra missione, San Paolo ci ricorda che il dono va ravvivato".

E avverte: "Un dono non si compra, non si scambia, non si vende: si riceve e si regala". La prima esortazione del Papa è, quindi, a ravviare il dono di Dio, riprendendo quello che San Paolo dice a Timoteo e il significato del verbo "ravviare" in greco, che letteralmente significa "dare vita ad un fuoco". Nel numero complessivo rientrano anche i membri del Consiglio pre-sinodale, 15 religiosi eletti dall'Unione dei superiori generali e 33 membri di nomina pontificia, provenienti soprattutto da Paesi e zone geografiche - come ad esempio il bacino fluviale del Congo - che presentano le stesse problematiche ecologiche che costituiscono uno dei due grandi ambiti richiamati nel titolo del Sinodo. Significa che non ci diamo da fare per raggiungere un utile, un guadagno nostro, ma perché gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente diamo. "La nostra gioia sarà tutta nel servire perché siamo stati serviti da Dio, che si è fatto nostro servo". Ancora: "Francesco ha spiegato che il papa non poteva prendere tutto in mano personalmente da Roma". Il fuoco non si alimenta da solo, muore se non è tenuto in vita, si spegne se la cenere lo copre. Un fuoco che svanisce se prevale il "si è fatto sempre così", che rischia di essere soffocato dalla preoccupazione di difendere lo "status quo". Gesù, infatti, prosegue Francesco, "non è venuto a portare la brezza della sera, ma il fuoco sulla terra".

Il Papa riflette poi sul senso della prudenza: "Qualcuno pensa che la prudenza è la virtù 'dogana', che ferma tutto per non sbagliare". E' tutta la strutturazione della Chiesa locale che andrà dunque ripensata, in nome di un cattolicesimo che superi definitivamente l'atteggiamento colonialista, clericale e paternalista nei confronti delle culture indigene e lasci loro rispettosamente maggiore libertà di espressione. Il Sinodo, che si sta per aprire, si colloca proprio in questo cammino: un tempo per ascoltare e discernere in modo da poter agire.

"Ravvivare il dono nel fuoco dello Spirito è il contrario di lasciar andare avanti le cose senza far nulla. Non si tratta di un documento pontificio ma di un testo offerto come punto di riferimento per la discussione durante i lavori dell'Assemblea Sinodale" ha detto Baldisseri che in seguito, rispondendo alle domande ha chiarito che non si tratta neanche da una traccia emendabile di un documento definitivo, che scaturirà invece dal testo elaborato dall'assemblea sinodale e poi ratificato dal papa.

"Il fuoco che ravviva il dono è lo Spirito Santo, datore dei doni". Il Sinodo si propone anche di individuare nuove strade per l'evangelizzazione di quella porzione di popolo di Dio, specie gli indigeni, dimenticati e senza la prospettiva di un avvenire sereno, ha detto spesso il pontefice, e si affida anche alle donne: sono 35 quelle che partecipano ai lavori. "Il fuoco divoratore, invece, divampa quando si vogliono portare avanti solo le proprie idee, fare il proprio gruppo, bruciale le diversità per omologare tutto e tutti". L'annuncio del Vangelo è il criterio principe per la vita della Chiesa.

Il Papa sottolinea l'importanza del martirio per la fede e aggiunge; ringrazio Dio perchè nel collegio cardinalizio ci sono alcuni che hanno provato il martirio. Infatti, sottolinea l'Apostolo, si serve il Vangelo non con la potenza del mondo, ma con la sola forza di Dio: restando sempre nell'amore umile, credendo che l'unico modo per possedere davvero la vita è perderla per amore. "Tanti fratelli e sorelle in Amazzonia hanno speso la loro vita". Francesco sottolineava peraltro che "la vocazione dei preti rappresenta un problema enorme" e "la Chiesa dovrà risolverlo", ma "il celibato libero non è una soluzione", né lo è aprire le porte dei seminari a persone che non hanno un'autentica vocazione. In tantissime comunità le dirigenti sono donne e loro chiedono che la Chiesa riconosca questo lavoro. Meritano di essere canonizzati'. Per loro, per questi che stanno dando la vita adesso, per quelli che hanno versato la propria vita, con loro, camminiamo insieme.

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