Domenica, 15 Dicembre, 2019

Iraq: un manifestante ucciso a Baghdad

Una manifestazione a Baghdad il 24 novembre Una manifestazione a Baghdad il 24 novembre
Evandro Fare | 01 Dicembre, 2019, 21:36

Il premier Adel Abdul Mahdi ha successivamente replicato all'appello dell'ayatollah, dicendo che in risposta all'invito, e al fine di agevolarlo il più rapidamente possibile, avrebbe presentato al Parlamento le proprie dimissioni dall'incarico di capo del governo.

Il governatore iracheno della regione meridionale di Dhi Qar, con capoluogo Nassiriya, teatro nelle ultime 24 ore di sanguinosi scontri tra forze di sicurezza e manifestanti antigovernativi, ha annunciato intanto le sue dimissioni in dissenso col governo centrale di Baghdad. Si capisce dunque come nel giro di circa 48 ore la situazione sia precipitata.

Il maggior numero di morti è stato registrato a Nassiriya, con oltre 20 dimostranti uccisi con colpi sparati dall'esercito a Baghdad e a Najaf.

Un altro motivo delle proteste è stato sicuramente l'influenza esercitata dall'Iran nella politica irachena.

Una scia di sangue che si allunga dal 1° ottobre e che, dalle prime manifestazioni a Baghdad, bagna ormai buona parte del sud del paese: più di 350 morti nel nome di una lotta a corruzione e interferenze iraniane, ancora lontana dal cantare vittoria.

La spallata decisiva ad Abdul Mahdi è arrivata poco dopo. Dall'altro lato, ampliando la prospettiva di analisi, il governo si troverebbe stretto in una morsa: conservare le relazioni con gli Stati Uniti e non perdere l'appoggio economico di Teheran. Situazione non facile se si considerano anche le tensioni fra i due paesi in questione.

Sale così a circa 400 vittime la conta complessiva. Secondo gli ultimi dati, una persona su cinque è sotto la soglia di povertà e, secondo la Banca Mondiale, un giovane su quattro non ha un'occupazione.

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