Lunedi, 19 Ottobre, 2020

Episodio Pluviale Carnico, identificata una nuova estinzione di massa

Ricostruzione della vita sulla Terra circa 233 milioni di anni fa dopo l’estinzione di massa appena individuata l’Episodio pluviale carnico Scoperta l'estinzione massa che ha plasmato il mondo attuale - Scienza & Tecnica
Bortolo Musarra | 20 Settembre, 2020, 09:37

A scovare gli "indizi" di questa estinzione di massa la ricerca coordinata da Jacopo Dal Corso della China University of Geosciences e dove l'Italia ha avuto un ruolo chiave con il Museo delle Scienze di Trento (Muse), le Università di Ferrara e Padova, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e il Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige.

Gli studiosi hanno esaminato prove geologiche e paleontologiche raccolte in decenni di rilievi sul campo, analisi di laboratorio e modellizzazioni derivandone un quadro completo delle cause, delle dinamiche e degli effetti dell'Episodio Pluviale Carnico.

Le grandi estinzioni di massa che si studiano in paleontologia sono le seguenti: Ordoviciano-Siluriano (circa 450 milioni di anni fa), Devoniano superiore (circa 375 milioni)*, Permiano-Triassico (circa 250 milioni), Triassico-Giurassico (circa 200 milioni) e Cretaceo-Paleocene (circa 65 milioni di anni fa).

Andrea Marzoli, dell'Università di Padova spiega ad Ansa: "nel Carnico ci fu un'enorme eruzione vulcanica, che produsse circa un milione di chilometri cubi di magma". Le eruzioni furono così gigantesche da immettere in atmosfera enormi quantità di anidride carbonica tali da alterare il ciclo del carbonio e da innescare un poderoso riscaldamento climatico.

Questo improvviso cambiamento climatico causò una grave perdita di biodiversità negli oceani e sulle terre emerse, tanto da poter essere catalogata da Dal Corso e colleghi tra le più profonde fasi di estinzione nell'intera storia della vita.

Subito dopo l'evento di estinzione nuovi gruppi fecero la loro comparsa o si diversificarono rapidamente, come ad esempio i dinosauri, contribuendo all'origine di nuovi ecosistemi. Si stima che circa il 33% degli organismi marini viventi si estinse, mentre cambiò la chimica degli oceani.

L'instaurarsi di nuovi ecosistemi tipicamente tropicali, favorì altri organismi e portò ad un grande sviluppo delle specie vegetali e di alcuni tipi di animali che popolano ancora oggi l'ambiente terrestre, come coccodrilli, lucertole, tartarughe, vari tipi di insetti e anche mammiferi.

Le grandi estinzioni di massa sul nostro pianeta sarebbero quindi state in tutto sei, e non cinque, come si è sempre studiato in paleontologia.

Per Massimo Bernardi, paleontologo del Muse, "l'estinzione nel Carnico agì come un motore importante per l'evoluzione della vita".

Questi eventi sono segnati da crisi e, contemporaneamente, da rinnovamento della vita, e mostrano altissima contingenza: "è difficile prevedere chi si troverà dalla parte dei vinti e chi dei vincitori".

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