Lunedi, 19 Ottobre, 2020

Uber commissariata: chiusa inchiesta per caporalato

Uber commissariata: chiusa inchiesta per caporalato - Ultima Ora Uber commissariata per caporalato sui rider, chiusa l’inchiesta: “Condizioni di lavoro degradanti
Quartilla Lauricella | 15 Ottobre, 2020, 05:38

Pagati a cottimo 3 euro a consegna, derubati delle mance e puniti.

Questa una frase emersa dalle intercettazioni detta da Gloria Bresciani, manager della filiale italiana del colosso americano: "Davanti a un esterno non dire mai più 'abbiamo creato un sistema per disperati'. Anche se lo pensi, i panni sporchi vanno lavati in casa e non fuori".

In particolare, i lavoratori venivano "pagati a cottimo 3 euro a consegna, indipendentemente dalla distanza da percorrere (ritiro presso il ristoratore e consegna finale al cliente), dal tempo atmosferico, dalla fascia oraria (diurna/ notturna e giorni festivi) e pertanto in modo sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato".

I rider che sfrecciano nel traffico con i nostri pasti sulle spalle sono sfruttati e sottopagati: queste le conclusioni a cui è giunta la Procura della Repubblica di Milano che è intervenuta con una lunga inchiesta, guidata dal PM Paolo Storari che ha iscritto nel registro degli indagati dieci persone. Secondo quanto riportato dal pm nell'avviso di chiusura delle indagini, i rider erano inoltre "derubati delle mance", che talora i clienti lasciavano spontaneamente come attestazione di buon servizio del rider.

"I rider - si legge nell'avviso - venivano sottoposti a condizioni di lavoro degradanti, con un regime di sopraffazione retributivo e trattamentale, come riconosciuto dagli stessi dipendenti Uber". "E "Puniti" attraverso una arbitraria decurtazione del compenso pattuito, qualora i riders non si fossero attenuti alle disposizioni impartite".

L'emergenza ha mostrato quanto importante sia il lavoro dei rider, grazie al quale è possibile ricevere cibi pronti o altri beni, ma quanto essi siano l'anello più debole della catena del sistema delle consegne. Si approfittava dello stato di bisogno soprattutto degli immigrati Tutti gli indagati secondo l'accusa "approfittavano dello stato di bisogno dei lavoratori, migranti richiedenti asilo dimoranti nei centri di accoglienza straordinaria, pertanto in condizione di estrema vulnerabilità e isolamento sociale" e li destinavano al lavoro per il gruppo Uber "in condizioni di sfruttamento". Tutto questo è stato dimostrato con le "buste paga" dei rider: per una settimana di lavoro di 68 ore, un rider aveva incassato 179,50 euro comprensivi di una decurtazione di 24,50 euro.

Come scrive Il Fatto Quotidiano, oltre alla Bresciani sono accusati di caporalato anche Giuseppe e Leonardo Moltini oltreché Danilo Donnini, responsabili delle società di intermediazione Frc e Flash Road City (la Frc è indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa). Il reato di caporalato è contestato fino al "novembre 2019". E poi avrebbero svuotato "il contenuto della cassetta di sicurezza" e messo "il denaro nel baule" di un'auto.

La posizione di Uber Italy è stata stralciata e il 22 ottobre dovrà apparire in un'udienza della Sezione Misure di Prevenzione.

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